Bolzano. Sono passati otto anni, ma sembra ieri. Sono 8 anni che Daniele, “Lele”, Pirilli ci ha lascito, stroncato dalla fibrosi cistica. Aveva solo 28 anni. Il dolore per chi ha conosciuto questo ragazzo straordinario fa ancora male. Ma altrettanto forte è la consapevolezza (per la sua famiglia, per i suoi amici, per chi lo ha conosciuto), di aver percorso un pezzo di strada insieme ad un uomo eccezionale. Domani, come ogni anno, il papà Sarino e la mamma Annamaria, il fratello Alex, il nipotino Daniele che porta il suo nome, e gli amici dell’Excelsior si troveranno al Campo Resia A (inizio alle ore 16) per la «Partita per Lele». Sì, perché Lele, nonostante la malattia, era il capitano dell’Excelsior, l’indimenticabile numero 10 che dava l’esempio a tutti dentro e fuori dal campo. La fibrosi è una malattia bastarda, che condizione la tua vita sin da bambino. Lele lo sapeva, ma non aveva paura. O se l’aveva non si faceva sopraffare. Alternava i ricoveri in ospedale, ad una vita il più possibile normale. Il lavoro alla Salewa, la passione per la moto e lo sport. Gli allenamenti con l’Excelsior. Il legame fortissimo con i genitori e il fratello che hanno sempre combattuto accanto a lui. Ecco perché la “partita per Lele” è importante. Perché ci ha insegnato ad amare la vita a testa alta. Perché ci ha fatto capire quanto sia importante lottare sempre e non sprecare nemmeno un minuto. Perché il suo passaggio su questa terra ha lasciato un segno indelebile. E noi non lo dimentichiamo.