MERANO. La cooperativa Haus Sonnenschein questo mese compie vent'anni di esistenza, di accoglienza e di supporto alle persone anziane affette da demenza senile, seguendo un metodo tutto suo, lontano dalla logica delle tradizionali case di riposo e soprattutto lontano dall'uso dei sedativi. Era agosto 1996 quando in via Val di Nova venne aperta la prima sede della cooperativa. Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, che condanna Sonnenschein ad adeguare le proprie strutture alle norme antincendio, come richiesto dalla Provincia, la direttrice Dorothee Wagner è tutt'altro che rassegnata al tentativo di normalizzazione della sua via alternativa alla gestione della vecchiaia. «In ballo non ci sono - spiega la direttrice - i lavori per adattare finestre o sistemi di allarme, che del resto spetterebbero al proprietario degli immobili, ma il nostro modo di accompagnare gli anziani. Qui da noi nessuno sta a letto, ognuno è libero di fare quello che vuole, molti nostri ospiti ogni mattina vanno in centro, magari accompagnati, fanno attività interna, leggono, ascoltano o suonano musica. Se fossero al ricovero di Maia Bassa starebbero a letto per gran parte del tempo. Questa per noi è qualità di vita, che anche gli anziani meritano».

La vostra particolarità, però, non sta solo nel come affrontate la giornata assieme ai vostri ospiti?

«Lei pensa alle tariffe? È vero da noi si paga almeno la metà di quanto chiede una casa di riposo. I nostri ospiti versano l'assegno di cura e aggiungono al massimo 800 euro. In casa di riposo le rette sono almeno il doppio". I vostri detrattori dicono però che a rimetterci è l'assistenza... "Chi parla molto spesso non sa neppure cosa facciamo ogni giorno dentro le nostre due case. Parla a vanvera».

Direttrice Dorothee Wagner, torniamo alla sentenza del Consiglio di stato: dice che la vostra attività è assimilabile a quella di una casa di riposo, pertanto o vi adeguate o lasciate perdere.

«Di lasciar perdere è escluso. Proprio per ribadire l'unicità del nostro lavoro abbiamo deciso di opporci a questa sentenza».

Un nuovo ricorso, quindi?

«I nostri avvocati Knoll e Santulli hanno già presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato. È una sentenza fotocopia rispetto al primo grado, per noi incomprensibile».

E se andasse male anche in Cassazione?

«Vorrà dire che i proprietari degli immobili che abbiamo in affitto dovranno adeguare le misure di prevenzione incendi. Almeno nel caso di Villa Burgund».

E l'altra struttura, l'hotel Augusta?

«Il contratto d'affitto di nove anni scade a fine 2016. Abbiamo già inviato la lettera di disdetta. La struttura è troppo vecchia per poter essere adeguata con gli ospiti dentro».

Dopo l'ex Belsit lasciate anche l'ex Augusta?

«Sì, ma non rimarremo con una casa sola, stiamo già cercando una alternativa, un albergo dismesso sarebbe ideale. E poi in Comune con il nuovo sindaco Paul Rösch, si respira aria nuova».

Cosa accomuna sindaco e nuova casa?

«Intanto spero che il clima di ostilità degli ultimi 10 anni nei nostri confronti sia cambiato. Se parliamo di una nuova struttura poi, avrei un'idea da proporre a Paul Rösch».

Quale, direttrice?

«Anzichè prendere noi in affitto una struttura, perchè non l'acquista il Comune? Due, tre o quattro milioni sono sufficienti. Dopo averla acquistata il Comune ce la mette a disposizione e noi siamo pronti a pagare a loro l'affitto, come facciamo oggi ai proprietari del Burgund e dell'Augusta. Nessun costo a carico del Comune, come abbiamo fatto in tutti questi vent'anni di esistenza».

Di che affitti stiamo parlando?

«Siamo intorno ai 20 mila euro al mese».

Come?

«Non si spaventi, sono prezzi di mercato e i miei affittuari sono persone corrette».

E se qualcuno ipotizzasse il complesso Zarenbrunn di via Schaffer?

«No, grazie. Troppo lontano dal centro città e soprattutto troppe salite per i nostri anziani ospiti».

Cosa si aspetta dalla nuova amministrazione comunale?

« Spero che vogliano collaborare con noi, ma senza chiederci ci uniformarci alle case di riposo. Quella sì, non le norme antincendio, sarebbe la nostra fine».