BOLZANO. Sono tornati di notte, quatti quatti. Il leone è salito sul suo pennone un po' dopo le dieci di ieri sera, la lupa subito dopo. Oggi, quasi un anno e mezzo dopo la loro discesa, sono di nuovo a casa loro, in cima alla piazza. In realtà sono due copie delle sculture di Ignaz Gabloner perché gli originali hanno ancora bisogno di cure e, in ogni caso, avrebbero di nuovo rischiato di deteriorarsi a quelle altezze. «Perchè di notte? Beh, volevo evitare qualsiasi azione emotiva... E anche vedere se i bolzanini si accorgevano della loro presenza senza dirglielo prima», spiega il sindaco Renzo Caramaschi. Che ha quasi da subito immaginato un’agenda che le riguardava molto attenta alle possibili ricadute sulle diverse sensibilità che la presenza di quelle icone molto identitarie avrebbero potuto provocare. Decisa la messa in bacino di carenaggio di lupa e leone per manifesto deterioramento, il problema, per la giunta e per il sindaco, si era subito posto sul piano politico. Già due assessori Svp avevano mostrato il proprio disagio in sede di stanziamento dei 24 mila euro per il restauro; poi, alcune voci si erano levate per la loro messa a dimora in un museo invece che di nuovo sui pennoni, seguite nell'immediato da chi avrebbe minacciato, nel caso, dure reazioni. Così, concluso il lavoro di costruzione con stampante 3d delle copie già a fine estate, Caramaschi aveva preso la decisione in autonomia di spostare la ricollocazione a dopo le elezioni provinciali. E poi, in coerenza, anche dopo il 4 novembre: «Per evitare strumentalizzazioni nazionalistiche». Ora la decisione di issarle sui loro pennoni. Ma di notte. «Averlo fatto in pompa magna, di mattina, magari poteva attizzare il sacro fuoco di qualcuno» aggiunge. Così invece gli opposti estremismi di chi le voleva distruggere e di chi, al contrario, celebrarle, sono stati depotenziati. E dunque, quale il senso dell'operazione? «Un criterio esclusivamente urbanistico. E anche storico. Tutto il contesto di piazza Vittoria è sottoposto alla tutela degli insiemi, regolarmente votata e dunque approvata. Il landscape del luogo, così come appare fin dall'inizio anche nelle vecchie foto, andava preservato e ripristinato. Questo e solo questo è il senso della nostra decisione di ricollocarle". E il sindaco preannuncia anche un'altra operazione "di contesto": il restauro conservativo e la ripittura delle lunghe balaustre che corrono sul bordo della piazza lungo il fianco dei prati fino a via Rosmini. Si tratta di una testimonianza dei primi anni di vita di ponte Talvera, costruite a Vienna dopo la decisione del Comune di approntarle e finanziarle in epoca imperialregia. Questo intervento è già stato programmato per il 2019. Vuol dire Caramaschi, che l'obiettivo conservativo dei vari elementi di quel contesto vanno preservati indipendentemente dalla loro epoca. E pure dal loro significato simbolico. "Bolzano è matura per accogliere i segni di tutta la sua storia, prima e dopo la grande guerra" conclude. Come detto, lupa e leone sono state innalzate con un bilico telescopico dopo le dieci di sera. Gli ultimi preparativi hanno riguardato il colore: è stata stesa nei giorni scorsi una tinta bronzo, provando ad essere pienamente fedele a quella, molto danneggiata, degli originali. I quali sono ora in fase di restauro conclusivo. Una volta finito, saranno con tutta probabilità posti in una sala o nel cortile interno del Museo Civico e non in quello del monumento alla Vittoria come sembrava nei primi mesi. La lupa, simbolo di Roma imperiale, e il leone, posto ovunque mettesse piede, dalla Serenissima repubblica di Venezia, ora reggeranno alle intemperie in virtù del materiale con cui sono state ricostruite in copia.

GUARDA LA FOTOGALLERYSUL NOSTRO SITOWWW.ALTOADIGE.IT