BOLZANO. «Sono riuscito a lasciare l'Iran, prima che il 9 gennaio venissero bloccati i voli e il Paese finisse in una sorta di isolamento dal resto del mondo, nel tentativo disperato del regime degli Ayatollah di reprimere nel sangue i movimenti di protesta che stanno diventando ogni giorno più forti». Davide Mahmudy - 26 anni, bolzanino (nella foto, assieme alle sue cugine), figlio di due professionisti iraniani o come preferisce dire lui persiani, insegnante di tennis al Circolo di via Parma, consigliere comunale di Forza Italia con il doppio passaporto italiano e iraniano - è rientrato a Bolzano l'8 gennaio, dopo due settimane passate assieme alla mamma, in visita ai parenti tra Teheran e Kermar.

Come mai ha deciso di andare in Iran in un momento di grandissima tensione nel Paese?

Io e mia mamma siamo partiti il 26 dicembre. Le proteste sono iniziate due giorno dopo.

I suoi parenti abitano e lavorano lì.

A Kermar vivono mio nonno paterno che ha 93 anni - quello materno purtroppo è morto durante l'epidemia Covid - e poi ci sono le mie zie e le mie cugine. Il legame con i miei parenti è da sempre molto forte; così come quello con l'Iran, Paese meraviglioso. Fin da bambino sono affascinato dalla storia e dalla cultura persiana. Prima ci andavo in media una volta all'anno; ma dopo il Covid non ero più tornato. L'ultima volta è stato nel 2020.

Che Paese ha trovato?

Un Paese completamente diverso da quello che conoscevo. La prima cosa che mi ha colpito, arrivando a Teheran, è stato vedere la stragrande maggioranza delle donne senza velo. Il regime evidentemente ha problemi ben più gravi di cui occuparsi in questo momento.

Ha visto le manifestazioni di protesta?

Ho visto bruciare le immagini del generale Soleimani, in occasione del sesto anniversario dell'uccisione: il 3 gennaio 2020. E gente che urlava contro il regime, nonostante i rischi.

Lei è stato in Iran per due settimane non da semplice turista; ha visto quello che sta succedendo, ha parlato con i suoi familiari: che aria si respira?

Partiamo da un dato: circa il 70% della popolazione è sotto i 35 anni. Sono giovani e in quanto tali ambiscono a vivere in una società che sia finalmente libera. L'arrivo di Internet e la possibilità di vedere il resto del mondo anche attraverso i social, ha aperto a molti di loro gli occhi. Non a caso il regime adesso sta bloccando tutto. È un disperato tentativo di isolare il Paese e fermare la rivolta prima che sia troppo tardi. All'origine delle proteste contro il regime degli Ayatollah oltre alla voglia di libertà, c'è una crisi economica molto pesante. È così. Il Paese è in ginocchio. Il ceto medio non c'è più: ci sono solo i poveri e i super ricchi. Aumenta il numero di chi non si può più permettere di comprare le medicine; la carne è un lusso ormai per pochi. Ho visto persone che cercavano cibo in mezzo alla spazzatura.

I suoi parenti come vivono questo momento di protesta, al quale il regime risponde con la repressione violenta?

Sono disperati. I prezzi aumentano ogni giorno; manca spesso anche l'acqua. Il regime sta bloccando tutti i collegamenti con l'esterno. Sa cosa mi dispiace?

Cosa?

Che le femministe italiane che si battono per Gaza, dicano poco o nulla per le donne iraniane in prima linea nei movimenti di rivolta contro un regime che ha tolto loro la libertà e ridotto un popolo in miseria .

Lei cosa si augura?

Giunti a questo punto, ritengo che l'avvio di una fase di cambiamento sia ormai pressoché inevitabile. Spero di poter tornare quanto prima in quel Paese che mi porto nel cuore. Voglio tornare soprattutto per riabbracciare mio nonno.  A.M.