BOLZANO. Brindisi, scambi di doni, auguri. E le classiche domande: «Che fai a Natale? Con chi festeggi?», «che fai a Capodanno?». Libagioni, feste, festeggiamenti a cui è difficile sottrarsi (anche se c’è chi vola via), che ad alcuni creano un senso di inadeguatezza e tristezza anche profonda. Chiamarla depressione è forse troppo, è il “Christmas Blues”, la malinconia natalizia, che passerà trascorsi i giorni di vacanza. Ma intanto preme.

Roger Pycha, primario di Psichiatria all’ospedale di Bressanone, dice che è il paradosso del Natale: affligge sempre più persone e può determinare della frustrazione in contrasto con l’atmosfera di gioia che aleggia nell’aria. Con Telefono Amico che vede aumentare le chiamate del 30%.

Dottor Pycha, malinconia dovuta a cosa?

A bilanci esistenziali che non tornano o tornano poco e soprattutto al fatto di dover rispettare il clichè per cui a Natale “siamo tutti felici”. Una sorta di mix esplosivo di sentimenti e condizioni che fa cadere molti in uno stato di disagio. Il Natale “polarizza”. Chi è amato si sente ben protetto, chi non lo è, o crede di non esserlo, può anche sentirsi abbandonato. E chi non ha i soldi per festeggiare come desidera, soffre ancora di più. Pesano anche i social con le foto esibite delle famiglie felici. Almeno così sembra.

Si salva solo la famiglia tradizionale?

In apparenza. Facciamo i conti con una società che si è trasformata e che ha creato tante solitudini. Che, attenzione, non sono sempre negative, a meno che la solitudine non sia imposta. Ci sono famiglie “ patchwork” sempre più “intrecciate” che sotto l’albero vanno messe d’accordo. Famiglie monoparentali, separati, divorziati, figli la sera della vigilia con un genitore, il pranzo di Natale con un altro. E poi gli amanti, costretti a mettersi da parte ed a “scomparire” per alcuni giorni o ore, e tutti coloro che hanno perso persone care che ad ogni Natale rivivono l’assenza come una ferita sempre aperta ecc.

Come si “sopravvive” alle festività?

Prima di tutto organizzandosi e programmando tutto prima e bene. Inutile arrivare all’ultimo e litigare. Penso per esempio alle famiglie allargate. È bene mettersi d’accordo con congruo anticipo per evitare scenate, litigate inutili, tensioni e ripicche che alla fine, finiscono per penalizzare sempre i figli. In generale siate chiari, con tutti, subito. Agli amanti consiglio di “parlare” con chi non c’è come se ci fosse - lo so che non è facile - e poi di dedicarsi alla routine delle feste. A chi patisce un lutto di fare un salto al cimitero. Il colloquio con gli assenti è fondamentale.

E poi?

Fare di tutto per agganciarsi a quello che le feste implicano. Andare a messa (per chi crede), partecipare, non sottrarsi. Non rifugiarsi nella solitudine e chiudersi in casa in una sorta di autocompatimento pensando che “sono l’unico abbandonato” ma stare in mezzo agli altri. Tenere contatti, chiamare amici e parenti lontani che si sentono raramente. Perché nessuno di noi- a meno che non lo voglia - è veramente solo. Importante parlare, dedicare tempo, trovare energia anche dentro al cibo, ai dolci, senza ovviamente abbuffarsi. E poi dedicarsi al proprio “rituale” preferito che contiene e controlla le emozioni. Chi trova sollievo camminando all’aria aperta o nella natura lo faccia. Chi ama fare sport lo faccia. Chi ama leggere prenda un libro in mano, fa bene anche la televisione, ascoltare musica. In generale agire non subire.

Che fare con i parenti serpenti?

Esibite una gentilezza glaciale, che può essere scambiata per interesse e rispetto. Lasciate perdere le persone negative ed i nemici. Cercate selettivamente solo chi vi mette a vostro agio. Ma questo sempre, è buona regola di vita. Non solo a Natale.