BOLZANO. «L'esame? Il mio è stato nel '91. E ho dovuto fare molta attenzione. Per dire: ho pensato qualche minuto in più se tradurre in italiano “guida in stato di ebbrezza", oppure “alcol al volante”. Ho deciso per la traduzione semplice...». Insomma, anche Arno Kompatscher ha sudato col patentino. Come, oggi, quei 13mila che si sottopongono ogni anno alla prova per l'attestato di bilinguismo. E non è detto che esserlo già, bilingui, sia uno scudo contro ogni imprevisto. Tania Cagnotto, per dire. La pluricampionessa di tuffi ha papà italiano e mamma sudtirolese eppure... «Eppure -confessa - non sono riuscita a passarlo subito. La prima volta mi sono distratta, forse per troppa sicurezza. Ho scordato di riportare un passaggio della traduzione dalla brutta alla bella copia. E così ho dovuto farlo una seconda volta il patentino...». Insomma, la porta d'accesso al lavoro pubblico, è diventata ormai nell'immaginario altoatesino-sudtirolese un passaggio esistenziale. Col suo carico di ricordi, sogni ricorrenti, e, anche piccoli e grandi traumi. Tutto questo, tra testimonianze e numeri, è stato raccontato ieri nei corridoi dove passano quasi ogni giorno i tantissimi candidati al patentino, dai ragazzini (e anche qualche adulto) del D, fino ai laureati dell'A. Banchi come a scuola, commissione esaminatrice dietro la cattedra, lavagna per le ultime raccomandazioni. Sono infatti 40 gli anni. Un bel compleanno per «una delle colonne portanti dell'autonomia e del nostro sistema di protezione delle minoranze». Per il governatore questa componente di verifica «ha funzionato perché si è passati dall'essere costretti a sapere il tedesco e l'italiano per accedere all'impiego pubblico, al considerare questo attestato uno strumento anche di conoscenza reciproca». Da sistema di protezione, dunque, a sistema di convivenza reale. Anche per Vito Cusumano «l'esame e il suo meccanismo di verifica hanno consentito di dare piena attuazione allo Statuto». Presenti i tanti che hanno condotto questa lunga campagna per l'apprendimento (perchè oggi il Servizio esami di bilinguismo è anche struttura didattica e scientifica) e la verifica delle competenze: da Wanda Finocchiaro, coordinatrice per 35 anni, a Karl Rainer, ex direttore di ripartizione, all'attuale responsabile Karin Ranzi. Testimoni del passaggio dalla prime prove nel '77, alla riforma del '99, all'attuale sistema in un'unica giornata. «Patentino con la maturità? per ora non è una priorità», ha detto Kompatscher. Che ha preferito ricordare i livelli di promozione, ora molto più alti ma con selezioni ancora dure. Tanto che sono saliti percentualmente i patentati dell'A ma scesi quelli del D con donne e uomini quasi in parità. Karl Rainer ha ricordato le numerose difficoltà dei primi tempi. «Non fu facile approntare degli esami che accertassero le reali capacità linguistiche dei candidati. Poteva accadere che l’esame non venisse superato da persone perfettamente bilingui, e questo creava un certo malcontento». In 40 anni l’esame ha cambiato pelle tre volte. «Le novità introdotte negli ultimi anni – ha spiegato Karin Ranzi - hanno avuto lo scopo di adeguare sempre più l’esame alle esigenze della vita reale portandolo a divenire ai nostri giorni un esame moderno, equivalente a una certificazione linguistica conforme alle indicazioni europee». Sono state introdotte prove di ascolto, testi con domande a scelta multipla e testi a completamento. «Ai livelli A, B, C e D corrispondono i livelli delle certificazioni europee C1, B2, B1 e A2", ha spiegato Ranzi.
Sorpresa: anche Tania bocciata al patentino
Dalle traduzioni «impossibili» degli anni Settanta alle certificazioni europee Storia di uno strumento una volta odiato e che oggi garantisce un po’ tutti
10 novembre 2017 • 02:15

