PHOTO
Al via della raccolta delle mele, per quella burocraticamente definita stagione agraria 2012, Georg Jageregger, presidente della sezione Bauernbund (l’associazione dei contadini) della Bassa Atesina e a capo della Cooperativa frutticoltori Kurmark-Unifrut, una delle più importanti strutture in Alto Adige per la raccolta, conservazione e commercializzazione della frutta, si sbilancia in previsioni. Il raccolto nella Bassa Atesina, al via in questi giorni con la varietà Gala, risulta inferiore del 10% rispetto allo scorso anno, visto che il consorzio di Magré immagazzinerà 5 mila vagoni di mele (500.000 quintali) contro i 5.700, record assoluto del 2009; ma la varietà, dice Jageregger, è ottima, se si escludono poche partite di mele Golden colpite da rugginosità. Insomma, meno quantità ma più qualità, si potrebbe dire e quanto alle avversità anche la grandine non si è accanita sugli 800 ettari di frutteti dei 480 soci. Solo lievi danni su una decina di ettari a sud di Laghetti.
Presidente, parliamo di prezzi...
«Considerato che ci saranno meno mele sul mercato, gli agricoltori, per il raccolto 2012 saranno meglio remunerati. C’è infatti da tener presente che tutta l’Europa frutticola accusa mediamente un calo di produzione del 10% e in certi Paesi anche si più».
Fa eccezione la Polonia.
«Sì, lì il raccolto è da considerare eccezionale, ma è bene tener presente che il 60% della produzione polacca è destinato all’industria; quindi quel Paese non ci fa molta concorrenza per quanto riguarda le mele da tavola, anche perché la frutta polacca non è così zuccherina come la nostra».
Possiamo quantificare quanto verrà nelle tasche del frutticoltore?
«Assolutamente no, è troppo presto».
E per il raccolto 2011, visto che in questi giorni si effettueranno i conguagli con il rendiconto della passata stagione?
«Lo scorso autunno siamo partiti veramente male. Pensi che le quotazioni delle prime mele commercializzate a fine 2011 e inizio 2012 si attestavano mediamente sui 25/28 centesimi di euro al chilo contro i 42 del 2010. Poi lentamente la situazione è migliorata».
A questo punto si sbilanci...
«Penso che la nostra cooperativa riuscirà a liquidare una media di 30 centesimi di euro al chilo. Certo è poco, ma considerata la crisi in atto e la sovraproduzione del 2011, è andata un po’ meglio del previsto».
La crisi economica quindi si è abbattuta anche sulla frutticoltura.
«Sì: lo smercio delle nostre mele sul mercato italiano è calato in poco tempo del 20%».
E dove sono finite le mele destinate al nostro Paese?
«Ora lavoriamo bene con i mercati del nord Africa: Libia, Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto. Qui le nostre mele sono molto apprezzate. Ma è aumentata l’esportazione anche in Spagna e nel Nord Europa».
C’è da riporre fiducia nella frutticoltura futura?
«Direi proprio di sì, senz’altro, anche se non mancheranno i periodi difficili».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


