BOLZANO. Una bomba all’arsenico, condita da un bel po’ di fluoruri e da quantità più o meno elevate di vari metalli pesanti. Sono le sostanze pericolose contenute nei percolati che affiorano dalla ex discarica a nordovest di Firmiano, sotto l’ex campo nomadi chiuso da anni, a pochi metri dalla frequentatissima ciclabile Ponte Adige-Appiano. Non è il frutto di una analisi fai-da-te. Si tratta dei risultati - su carta intestata - dei test effettuati dal Laboratorio di analisi acque e cromatografia dell’Agenzia provinciale all’ambiente sui campioni raccolti come prova dall’attivista grillina Teresa Fortini.

Cosa c’è sotto il boschetto a valle dell'ex campo nomadi? «Una bomba ecologica a poca distanza dai quartieri più popolati di Bolzano e vicinissimo alle abitazioni di Frangarto», spiega Fortini. Una delle discariche più vecchie dell’Alto Adige. Aperta nel dopoguerra per accogliere i rifiuti inerti dei bombardamenti alleati, è poi diventata discarica di rifiuti tossici provenienti dalle fabbriche della zona industriale. Soprattutto gli scarti della lavorazione dell’alluminio, del magnesio e degli altiforni.

Intorno al 1966 l’incidente alla Margesin di Lana, che produceva fertilizzanti e pesticidi: venne portato tutto lì. Allora uno dei maggiori componenti di queste lavorazioni era l’arsenico. Sempre là un enorme serbatoio, il gasometro, inquinava la terra con quotidiani rifornimenti di carburante da riscaldamento. Poi l’amministrazione, sul cocuzzolo di questa collinetta di rifiuti tossici ricoperti di terra, realizzò un campo: nomadi e custode vi abitarono per 14 anni. Vennero spostati nel 2006: furono segnalate malformazioni e malattie nei bambini. E ancora: lì sopra si sparò per anni al tiro al piattello e decine di migliaia di cartucce e piattelli abbandonati sul terreno sono state in parte rimosse solo questa estate. Di recente la zona è diventata una discarica a cielo aperto: terra di nessuno, al confine tra Bolzano e Appiano, luogo di degrado, di abbandono di refurtiva, di spaccio e di sversamento.

«Abbiamo letto che l’Ue ha colpito l’Italia con una ammenda di 40 milioni per le discariche illegali. Anche questa lo è: non è fornita di guaina e il percolato viene solo parzialmente raccolto nella vasca Oberrauch, vicino ad una azienda accanto alla discarica, che tratta mele, ben visibili in autunno nei pellet accanto alla pista ciclabile». Già, la ciclabile: passa proprio sulle pendici della collinetta dei rifiuti tossici. Ai cui piedi c’è pure una fontanella per dissetarsi, collegata all’acquedotto. «Ma dove va a finire il percolato che abbiamo trovato nel bosco? E i fanghi grigi che affiorano tra le radici?»

Il Comune quest’estate si è visto costretto a ripulire l’area e a captare un po’ del percolato che affiorava. «Ma la discarica è una spugna di fanghi tossici appoggiata su pietra. Le recenti copiose piogge hanno fatto scoppiare le bolle di percolato nel corpo della discarica». Che va immediatamente risanata: «Costi quel che costi. Ne va della nostra salute, perché all’acqua non si comanda e si può solo immaginare dove porti le sostanze altamente inquinanti». Certo è che lì intorno ci sono coltivazioni di mele. «Ci si può domandare: saranno avvelenate?»

In questo percolato ci sono 2600 microgrammi/litro di arsenico e 190mg/l di fluoruri, «valori molto elevati» e poi ferro, rame, nichel, alluminio e altro. «Adesso tocca al sindaco di Bolzano attivarsi. È lui il responsabile della salute. Chieda immediatamente alla Provincia il denaro necessario per bonificare questa vecchia discarica tossica. Non c’è tempo da perdere. Avvelenare è un reato».

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