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BOLZANO. Non lo rifarebbe. “Non so se la politica ne vale la pena” è la chiusa amara che il sindaco Luigi Spagnolli riserva all'affollata platea accorsa in sala di rappresentanza per ascoltare la sua intervista a dimissioni ancora calde. A incalzarlo il direttore del nostro giornale Alberto Faustini per un viaggio nel mondo di un primo cittadino che dopo dieci anni abbandona la fascia tricolore.
Si parte con un ragionamento complessivo sui perchè di questi mesi a governabilità singhiozzante o inesistente. “Troppe liste, troppi partiti. C'è una dispersione terrificante. Non potevo continuare a governicchiare e quella lettera di dimissioni era già pronta da giugno. Adesso ho chiuso con la politica e sto cercando un lavoro. Ho delle esperienze da mettere a disposizione. In questo momento tante persone mi sono vicine e continuerò ad asdcoltare i cittadini. Tutto sommato credo di essere stato il primo vero sindaco di tutti”.
Dimissioni nell'aria o inaspettate? La città si è un po' divisa in due. “Di sicuro – dice Spagnolli – sono un'occasione per tutti. Ora ci vuole una legge elettorale che permetta a una maggioranza di governare”. Qualche sassolino, però, rotola fuori. “Per i Verdi io e Alessandro Urzì siamo la stessa cosa. Questa è stata una delusione. Ci abbiamo provato per quattro mesi”. Ora però arriverà un commissario. “Mi auguro sia competente e bilingue. All'altezza del difficile compito che lo aspetta”.
Sul tavolo, però, sono rimaste ancora questioni aperte: da Benko alle inchieste della procura. “Quella del Pru è un'operazione pulitissima. Alla fine ci sarà una gara. Sul fronte della giustizia io sono tranquillissimo: non ho mai rubato niente e non ho mai commesso reati. Un sindaco, poi, è sempre un sorvegliato speciale della magistratura”. (a.c.)


