BOLZANO. Il sindaco Luigi Spagnolli e la famiglia Podini non condividono affatto le pesanti affermazioni di Pietro Tosolini, l’imprenditore bolzanino che ieri - dalle colonne dell’Alto Adige - ha denunciato l’assenza di regole e una confusione legislativa senza precedenti, ma soprattutto ha fatto intendere che vi sia stata una sorta di corsia preferenziale tanto per il progetto dell’imprenditore austriaco René Benko per il megastore di via Alto Adige quanto per il raddoppio del Twenty in via Galilei, classificato da Provincia e Comune come unico centro commerciale al dettaglio. Tosolini ha fatto riferimento, senza tanti giri di parole, ad una casta, che si sarebbe mossa appositamente per Benko. Per cambiare la legge e autorizzare così la riqualificazione del verde pubblico davanti alla Stazione.

Il primo cittadino ha replicato invitando Tosolini «a denunciare se ne ha le prove», ma senza mettere in moto una macchina del fango destinata a cancellare l’operato di chi fa politica con rigore e passione, cercando soprattutto di trattare tutti allo stesso modo. Totalmente diverso, invece, l’approccio della famiglia Podini. Che non l’ha presa bene ma, almeno per ora, preferisce non mettere i puntini sulle “i”. Ma fa intendere chiaramente di non sentirsi in alcun modo privilegiata. «Per ora preferiamo non prendere posizione».

Ma andiamo con ordine, partendo proprio da Spagnolli, secondo il quale spesso “spara a zero” chi vuole scaricare su altri la responsabilità per qualche progetto non andato a buon fine. «È abitudine purtroppo diffusa - spiega il primo cittadino - quando qualcosa va storto, dare la colpa ad altri. E questo avviene specialmente nelle dichiarazioni pubbliche. La realtà, invece, è che oggi la politica non ha strumenti per favorire qualcuno».

Per Spagnolli i paletti da rispettare ci sono eccome. Ma valgono per tutti in ugual misura. Anche dopo le liberalizzazioni di Monti, le leggi della Provincia, i ricorsi alla Consulta e il decreto del fare: «Le regole sono chiare e valgono per tutti. Trovo peraltro che esprimersi così sia il solito modo qualunquistico di spargere veleni su tutti gli amministratori pubblici indistintamente. Non aiuta certo quelli bravi, che sicuramente ci sono, a fare bene il loro compito».

Il primo cittadino, senza entrare nel dettaglio dell’affare Benko o della concessione edilizia per il raddoppio del Twenty (per la quale manca ancora la firma della convenzione con il via libera alla costruzione del ponte pedociclabile), invita apertamente Tosolini ad uscire allo scoperto: «Ribadisco: se ha gli elementi denunci chi ritiene abbia commesso reati. Sennò le sue sono solamente chiacchiere che non aiutano chi fa bene il suo mestiere».

L’imprenditore bolzanino tira in ballo anche la Provincia, che ha dato il via libera alla «Lex Benko». E a replicare è stato ieri il vicepresidente della giunta Christian Tommasini: «Non sono della sua generazione ma lo invito a riflettere sugli “scheletri” che ci sono in giro per la città. Penso ad esempio a ciò che ha lasciato a metà a Firmian. Comune e Provincia devono garantire parità di trattamento ai privati che, da parte loro, hanno una responsabilità d’impresa».

Come dire: anche Tosolini avrebbe dovuto finire ciò che ha iniziato senza lasciare cantieri aperti per anni. «A sostenerlo - conclude Tommasini - sono i tanti residenti che vivono in quel quartiere e che attendono risposte».

La pensa in modo lievemente diverso l’assessore provinciale all’economia e all’innovazione Roberto Bizzo. «Personalmente non sono per un protezionismo spinto, anche perché violerebbe le regole alle quali dobbiamo necessariamente attenerci ma ritengo che agli imprenditori locali vada comunque garantito lo stesso trattamento riservato a quelli che vengono da fuori».

Come dire che nella vicenda Benko, forse, si sta cercando di “spingere” - senza infrangere le regole - per arrivare alla riqualificazione di un intero quartiere.

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