BOLZANO. I patti vanno rispettati. E il patto si chiama «autonomia speciale». È attorno a questo principio che ruota la relazione di minoranza di Maurizio Vezzali, avvocato, già consigliere provinciale di centrodestra. «Il documento conclusivo uscito dalla Convenzione dei 33 pone invece le basi di uno Statuto di transizione», spiega Vezzali. Transizione verso l’autodeterminazione, aggiunge critico Vezzali. Nella relazione indica punto per punto il cammino verso l’autodeterminazione reperibile nel documento «ufficiale» della Convenzione, cui affianca le proprie proposte di ammodernamento, a partire da scuola e proporzionale.

Occasione persa. Vezzali parla di fallimento: «Le aspirazioni palesemente “sovraniste” del potenziale nuovo Statuto, in ogni suo aspetto, rappresenteranno il fallimento della Convenzione». Difficilmente, aggiunge, «uno Statuto che vuole traghettare l’autonomia all’autodeterminazione, motivata unicamente con aspetti etnici, potrà superare indenne i vari passaggi», consiglio provinciale, consiglio regionale, Parlamento.

L’autodeterminazione. Esordisce Vezzali: «Non ci può essere un percorso di revisione della Autonomia, che parta dalle premesse del valore ormai indiscutibile dell’Autonomia e che ne prefiguri il superamento e la sua trasformazione in altro». Rispettare i patti: «E’ sulla base del patto di sangue ed amicizia del 5 settembre 1946 che è stata rilasciata la quietanza liberatoria e che si è dato forma e contenuti all’Autonomia, per la quale era stata aperta una vertenza all’Onu. Autonomia, non autodeterminazione». Alcuni indizi descritti da Vezzali. Il documento finale, da cui si dissocia, non cita la Costituzione, «ai cui principi è uniformato l’ordinamento autonomistico». Si cita invece l’Accordo Degasperi-Gruber, ma «la quietanza liberatoria rilasciata dall’Austria ha sostanzialmente chiuso la vertenza internazionale, manifestando l’intesa dell’Austria». La filosofia che emerge dal documento finale, riassume Vezzali, dimostra la volontà di fare assurgere il «ruolo dello Statuto a vera e propria Costituzione», anticipando «una futura Costituzione fondativa». Insomma il documento ufficiale si delinea come uno «Statuto di transizione verso una prossima dichiarazione di indipendenza».

Addio Alto Adige. Vezzali è contrario all’abolizione della denominazione «Alto Adige», che resterebbe solo nel nome della Regione. Nel documento finale, segnala, si parla solo di «Provincia autonoma di Bolzano-Südtirol».

Comuni e Regione. Sì a un ripensamento della Regione, no alla abolizione. E sì alla cessione di poteri dalla Provincia ai Comuni.

Commissario del governo. «Che male fa?» chiede provocatoriamente, contestando la volontà di abolizione di una figura di «collegamento tra la particolarissima autonomia speciale e il livello statale». Anche la richiesta di abolizione «va letta quindi nel contesto del trasferimento di competenze (sovranità?) in capo alla Provincia». Netto no anche alla richiesta di costituzione «di organi giurisdizionali locali sganciati da qualsiasi contesto regionale».

Autonomia legislativa e amministrativa. Il documento ufficiale di fatto sancisce, riassume Vezzali, una «dichiarazione di indipendenza» legislativa, amministrativa, finanziaria e tributaria, oltre che giudiziaria».

Proporz e scuola. È tempo di discutere di proporz, scrive, ma il documento ufficiale vi ha rinunciato. Lo stesso vale per la scuola: alla volontà di blindare l’articolo 19 si affianca la necessità «di avere una ulteriore possibilità per il gruppo tedesco e italiano sul modello della scuola paritetica ladina». È tempo infine di togliere la clausola dei quattro anni di residenza per il voto. (fr.g.)

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