Bolzano. Giusto in tempo prima dell’arrivo del manto nevoso invernale e della nevicata di questo finesettimana, è stato effettuato il consueto sorvolo, con foto e filmati, sui ghiacciai dell’Alto Adige a cura del Servizio Glaciologico del Cai Alto Adige (Sgaa), struttura fondata nel 1992 dal geologo Franco Secchieri, ora consulente scientifico assieme al coordinatore generale Pietro Bruschi.

«Un paesaggio glaciale irriconoscibile è quello che si è presentato sorvolando i ghiacciai dell’intero territorio della provincia di Bolzano», chiariscono Secchieri e Bruschi.

Davvero impressionante il ritiro e la riduzione anche dei grandi ghiacciai, reso ancor più evidente dal confronto con le immagini degli anni passati, alcune delle quali risalgono ai primi rilievi aerei eseguiti dallo stesso Secchieri negli anni ’80.

Da allora quasi ogni anno sono state effettuate su molti ghiacciai le campagne glaciologiche che hanno messo in evidenza le trasformazioni delle masse gelate, indagini portate avanti sia per il Comitato Glaciologico Italiano che per la stessa Provincia Autonoma di Bolzano.

Più che le parole sono proprio le fotografie che da sole servono a percepire il grande cambiamento in atto.

Analizzando la recente evoluzione climatica avvenuta a partire dal 1960 circa, va ricordata la breve fase di espansione durata oltre un ventennio, durante la quale le fronti di molti grandi ghiacciai sono avanzate in maniera considerevole, a volte con progressi anche di 30 – 40 metri/anno.

Una situazione che indusse molti esperti del settore ad ipotizzare l’avvio di una nuova fase climatica fredda. Qualcuno azzardò persino l’inizio di una nuova glaciazione.

La cosa durò molto poco, tanto che attorno al 1985 si andò manifestando una inversione di tendenza con riduzioni di massa e ritiri frontali sempre più accentuati, fino ad arrivare all’attuale situazione legata a quello che pare un inarrestabile riscaldamento globale. Una fase che sembra preludere alla scomparsa di molti tra i ghiacciai più piccoli e a una drastica riduzione per quelli più grandi.

I grandi cambiamenti in atto sulle fasce altimetriche più elevate del territorio alpino interessano principalmente il paesaggio glaciale e periglaciale. Oltre alla riduzione dei ghiacciai, si sta assistendo alla formazione di morfologie nuove ed inaspettate, come la comparsa di numerosi laghi inframorenici di neoformazione, ben visibili dall’alto, anche grazie al loro straordinario colore smeraldo.

Sta aumentando considerevolmente anche il numero delle frane causate dallo scioglimento del permafrost, cioè il terreno permanentemente gelato: il ghiaccio interstiziale sciogliendosi mette in libertà il detrito che, se in condizioni di instabilità, precipita a valle. Oltre che ampliare il volume dei conoidi ai piedi dei canaloni, il materiale franato sulle superfici dei ghiacciai porta ad una accelerazione dei fenomeni di fusione. In alcuni casi è possibile osservare un altro evento importante sia per gli esperti del settore che per gli appassionati della montagna, che è la trasformazione veloce di un ghiacciaio in rock glacier.

A breve si concluderà anche la campagna alle fronti glaciali da parte degli osservatori del Sgaa con le cui osservazioni sarà possibile avere il quadro completo dell’annata idrologica 2019/2020, la quale si chiuderà con un bilancio glaciologico che appare già ampiamente negativo, anche se forse non così grave come quello di annate precedenti.

Quanto è stato osservato costituisce un’ulteriore prova dell’importanza di leggere la storia dei ghiacciai, perché è anche quella del clima alla cui evoluzione futura è legata la loro sorte.

Gli alpinisti e gli appassionati della montagna del futuro potranno vedere molti ghiacciai solamente nelle immagini del passato. Questo è anche un motivo in più per dare importanza alla documentazione iconografica come quella che i responsabili e gli operatori del Sgaa stanno raccogliendo da decenni per lasciare una testimonianza della storia delle nostre montagne.