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di Paolo Cagnan
BRESSANONE. Windsurf su neve. Forse non l'avrà proprio inventato lui, Luca Dragoni, bolzanino di 39 anni. Ma di certo, non sono in molti ad aver provato a surfare in discesa, non sulle onde delle «big waves» australiane o californiane ma tra i cumuli di neve fresca della Plose, tra il Monte Fana e Gabler, sopra Bressanone in AltoAdige.
Lui, che lavora ad Ortisei per la Socrep, ditta specializzata nella distribuzione di articoli sportivi, ci pensava da un bel po' di tempo: «Volevo capire se fosse possibile ricreare una sensazione assimilabile al windsurf classico. E l'esito di questa mia malsana idea è stato: sì, decisamente sì».
In macchina ha caricato una tavola da snowboard, alla quale poi ha applicato un piede d'albero, ovvero lo snodo della vela da surf. Si è anche portato dietro un fotografo professionista, Olaf Crato, perché le imprese (e le follie) vanno immortalate. Salito sulla Plose, si è scelto un bel fuoripista in neve fresca, e lì è riuscito - cadendo più volte, ma senza rompersi niente - a percorrere 600 metri di dislivello, che non sono esattamente uno scherzo.
Lo hanno notato in pochi, perché il versante che ha scelto è fuori dalla visuale della zona sciistica e dei rifugi in quota. Un sogno realizzato, insomma. Raccontato per immagini sul blog skiforum.it.
«In spiaggia, aspettando le onde e il vento - racconta Luca - se ne dicono di tutti i colori però, quel pomeriggio, un mio caro amico francese una cosa giusta l'aveva detta. Certi attimi, prima ancora di viverli, te li immagini talmente a lungo che nella tua testa prendono forma sembrando quasi reali e a portata di mano. Ma stavolta era tutto diverso, anche se eravamo in piena estate stavamo già pensando alle montagne invernali. Bisognava trovare il posto adatto, con un bel po' di neve, in una valle che facesse al nostro scopo e, ovviamente, cielo limpido e luce giusta per realizzare le foto che volevamo».
Il kitesurf è un qualcosa di simile all'esperimento compiuto da Dragoni, ma con una differenza significativa: lì ci si muove su una superficie piana: come il ghiaccio del lago di Resia, ad esempio. Qui sulla Plose, la tavola scende in neve fresca, curvando quanto più possibile. In accelerazione, la vela si gonfia per via dell'effetto del «vento apparente» e dà una sua spinta: proprio come accade quando si esce in mare anche con poco vento e la velocità la fornisce proprio la discesa dalle onde.
«La tavola di snowboard - spiega Luca - è più reattiva, c'è una pressione da dosare con più attenzione».
Sulla Plose, il bollettino meteo è buono, il rischio valanghe è moderato, segno chiaro che Luca dovrà prestare attenzione agli accumuli creati dal vento.
«Ormai tutto è pronto: il casco, la maschera specchiata contro i raggi UV, lo zaino con la pala, la sonda ed il kit di primo soccorso, l'attrezzatura fotografica, ciaspole e ovviamente il resto dell'attrezzatura».
Luca accende l'Arva, non si sa mai. «Subito la tavola prende velocità e capisco che nelle curve in "frontside", per scaricare la vela dalla troppa spinta, devo abbassarla parecchio, proprio come si fa quando si scende da un'onda e ci si prepara a risalire verso il picco. Fantastico, dopo qualche "turn" impacciato incomincio a prenderci gusto, le curve sull'altro lato, quelle in "backside" vanno gestite con cautela per evitare di ruotare troppo e ritrovarsi la vela piena di vento in faccia rischiando qualche "crash" incontrollato ma, tutto sommato, l'idea sembra funzionare per il meglio».
Funziona, sì.
«Provando ad osare qualche manovra di "freestyle" cado malamente più volte, per fortuna che la neve è soffice ma di certo non è la stessa cosa che finire a gambe all'aria in acqua. Spero solo di non spaccarmi le caviglie...»
Olaf il fotografo si diverte come un matto e scatta foto come un indemoniato.
E Luca? «Stavolta non si tratta della classica gita con annessa una bella discesa in powder (neve fresca, ndr), c'è decisamente molto di più in ballo. Vogliamo realizzare un sogno, discendere giù da pendii vergini rivivendo le stesse emozioni del windsurf sulle onde, disegnando curve e linee perfette nella neve».
Obiettivo compiuto.
«Searching your own style», è il titolo dell'avventura del bolzanino su skiforum.it. Cercando il proprio stile. E inseguendo un nuovo sogno
BRESSANONE. Windsurf su neve. Forse non l'avrà proprio inventato lui, Luca Dragoni, bolzanino di 39 anni. Ma di certo, non sono in molti ad aver provato a surfare in discesa, non sulle onde delle «big waves» australiane o californiane ma tra i cumuli di neve fresca della Plose, tra il Monte Fana e Gabler, sopra Bressanone in AltoAdige.
Lui, che lavora ad Ortisei per la Socrep, ditta specializzata nella distribuzione di articoli sportivi, ci pensava da un bel po' di tempo: «Volevo capire se fosse possibile ricreare una sensazione assimilabile al windsurf classico. E l'esito di questa mia malsana idea è stato: sì, decisamente sì».
In macchina ha caricato una tavola da snowboard, alla quale poi ha applicato un piede d'albero, ovvero lo snodo della vela da surf. Si è anche portato dietro un fotografo professionista, Olaf Crato, perché le imprese (e le follie) vanno immortalate. Salito sulla Plose, si è scelto un bel fuoripista in neve fresca, e lì è riuscito - cadendo più volte, ma senza rompersi niente - a percorrere 600 metri di dislivello, che non sono esattamente uno scherzo.
Lo hanno notato in pochi, perché il versante che ha scelto è fuori dalla visuale della zona sciistica e dei rifugi in quota. Un sogno realizzato, insomma. Raccontato per immagini sul blog skiforum.it.
«In spiaggia, aspettando le onde e il vento - racconta Luca - se ne dicono di tutti i colori però, quel pomeriggio, un mio caro amico francese una cosa giusta l'aveva detta. Certi attimi, prima ancora di viverli, te li immagini talmente a lungo che nella tua testa prendono forma sembrando quasi reali e a portata di mano. Ma stavolta era tutto diverso, anche se eravamo in piena estate stavamo già pensando alle montagne invernali. Bisognava trovare il posto adatto, con un bel po' di neve, in una valle che facesse al nostro scopo e, ovviamente, cielo limpido e luce giusta per realizzare le foto che volevamo».
Il kitesurf è un qualcosa di simile all'esperimento compiuto da Dragoni, ma con una differenza significativa: lì ci si muove su una superficie piana: come il ghiaccio del lago di Resia, ad esempio. Qui sulla Plose, la tavola scende in neve fresca, curvando quanto più possibile. In accelerazione, la vela si gonfia per via dell'effetto del «vento apparente» e dà una sua spinta: proprio come accade quando si esce in mare anche con poco vento e la velocità la fornisce proprio la discesa dalle onde.
«La tavola di snowboard - spiega Luca - è più reattiva, c'è una pressione da dosare con più attenzione».
Sulla Plose, il bollettino meteo è buono, il rischio valanghe è moderato, segno chiaro che Luca dovrà prestare attenzione agli accumuli creati dal vento.
«Ormai tutto è pronto: il casco, la maschera specchiata contro i raggi UV, lo zaino con la pala, la sonda ed il kit di primo soccorso, l'attrezzatura fotografica, ciaspole e ovviamente il resto dell'attrezzatura».
Luca accende l'Arva, non si sa mai. «Subito la tavola prende velocità e capisco che nelle curve in "frontside", per scaricare la vela dalla troppa spinta, devo abbassarla parecchio, proprio come si fa quando si scende da un'onda e ci si prepara a risalire verso il picco. Fantastico, dopo qualche "turn" impacciato incomincio a prenderci gusto, le curve sull'altro lato, quelle in "backside" vanno gestite con cautela per evitare di ruotare troppo e ritrovarsi la vela piena di vento in faccia rischiando qualche "crash" incontrollato ma, tutto sommato, l'idea sembra funzionare per il meglio».
Funziona, sì.
«Provando ad osare qualche manovra di "freestyle" cado malamente più volte, per fortuna che la neve è soffice ma di certo non è la stessa cosa che finire a gambe all'aria in acqua. Spero solo di non spaccarmi le caviglie...»
Olaf il fotografo si diverte come un matto e scatta foto come un indemoniato.
E Luca? «Stavolta non si tratta della classica gita con annessa una bella discesa in powder (neve fresca, ndr), c'è decisamente molto di più in ballo. Vogliamo realizzare un sogno, discendere giù da pendii vergini rivivendo le stesse emozioni del windsurf sulle onde, disegnando curve e linee perfette nella neve».
Obiettivo compiuto.
«Searching your own style», è il titolo dell'avventura del bolzanino su skiforum.it. Cercando il proprio stile. E inseguendo un nuovo sogno


