BOLZANO. «Abbiamo un boom di richieste: circa un 50% in più - anticipa Heiner Oberrauch, presidente del gruppo Oberalp/Salewa Sport - di nuovi ordini di materiale per lo scialpinismo. Sono alcuni anni che, a livello europeo, la disciplina conquista sempre nuovi appassionati. Quest’inverno prevedo una crescita esponenziale che riguarderà anche gite con ciaspole, fondo e passeggiate con i ramponcini sotto gli scarponi: in tempi di pandemia, la gente ha ancora più voglia di stare in mezzo alla natura. Ciò non significa però che l’aumento delle vendite di materiali per queste attività, potrà compensare la perdita che si avrà nel caso in cui si rinvii l’apertura degli impianti di risalita a gennaio. Se in Tirolo un 40% di coloro che sciano fanno scialpinismo, da noi siamo al 20% e per quanto riguarda i turisti non si va oltre il 5-10%».
Il pressing
Mentre continua dunque il pressing dei rappresentanti politici oltre che di categoria delle Regioni e Province dell’arco alpino, per aprire gli impianti già a metà dicembre, o almeno per le festività natalizie, il governo con in testa il ministro alla salute Roberto Speranza - temendo il rischio di una terza ondata di contagi - sembra deciso a non mollare e al momento pare che non si potrà tornare in pista prima di gennaio. «Non ci sono le condizioni - ha ammesso il governatore Arno Kompatscher - per partire con la stagione nelle prossime settimane. Nella riunione delle Regioni dell’ArgeAlp oggi (ieri, ndr) abbiamo concordato che però bisogna creare i presupposti per poterlo fare e servono ristori per le categorie penalizzate».
Il rinvio - ormai quasi certo - della partenza della stagione bianca, spaventa gli operatori del settore e dell’indotto, che denunciano - a livello di Regioni alpine - la perdita di migliaia di posti di lavoro e di circa venti miliardi di euro.
La domanda a questo punto è: cosa si potrà fare se gli impianti rimarranno chiusi?
La premessa è innanzitutto che l’Alto Adige esca dalla zona rossa e sia nuovamente possibile spostarsi da un comune all’altro e da una regione all’altra. Questo - realisticamente - dovrebbe tornare ad essere possibile a partire dal 4 dicembre, quando nell’ambito della riqualificazione delle regioni, l’Alto Adige dovrebbe diventare zona arancione (difficilmente giallo) ed avere un alleggerimento delle restrizioni.
Scialpinisti sulle piste
«In attesa - spiega l’assessore Arnold Schuler - che il governo stabilisca, si spera il prima possibile, quando e come si potranno riaprire impianti di risalita e alberghi; credo che si possa dire fin da subito che - neve permettendo - si potranno praticare scialpinismo, fondo e andare a camminare in montagna con le ciaspole. Per questo non servono gli impianti. E comunque anche a livello psicologico, le persone non hanno solo voglia, ma anche bisogno di muoversi».
E allora, se proprio gli impianti dovessero aprire solo dopo le feste natalizie, Oberrauch lancia una proposta sia agli impiantisti che all’Idm che cura il marketing del marchio Alto Adige. «Diamo una risposta - suggerisce l’imprenditore - a quanti hanno voglia di sperimentare lo scialpinismo, ma hanno paura di esporsi al rischio valanghe: apriamo un paio di piste - una per la salita e l’altra per la discesa - in modo da avvicinarsi a questa disciplina in maniera soft. Ovviamente, prevedendo un ticket di 10 euro. Del resto, in certe aree - come ad esempio in Val Sarentino - la notte c’è una processione di luci: sono le lampade frontali di chi sale con le pelli lungo la pista. Una proposta di questo tipo potrebbe essere apprezzata molto anche dai turisti».
Le guide alpine sciatori
Il collegio provinciale delle guide alpine sciatori chiede un incontro urgente al presidente Arno Kompatscher e agli assessori Arnold Schuler e Thomas Widmann: «Dobbiamo discutere - si legge in una nota - una nuova classificazione della nostra professione». Il motivo è presto detto: «Temiamo di perdere un’altra stagione a causa delle restrizioni Covid. Il nostro lavoro finora - ci tengono a precisare - in tutti i regolamenti Covid, è stato legato al turismo e all’apertura di impianti sciistici, anche se non ha nulla a che fare con questo. Se le guide alpine sciatori non sono autorizzate a lavorare, non si potrà fare formazione permettendo alle persone di andare in montagna ben preparate, mantenendo il rischio di incidenti il più basso possibile». A questo si aggiungono le difficoltà economiche della categoria: «Abbiamo ricevuto aiuti finanziari, ma purtroppo non sono sufficienti a compensare le perdite».
Sci da fondo
«Noi speriamo - dice Mauro Gross, presidente di Progetto Lavazè - che ci facciano aprire il Centro del fondo di Lavazè. Abbiamo cominciato ad innevare le piste, poi ci siamo dovuti fermare a causa dell’inversione termica. Speriamo di ripartire al più presto: oltre ad una decina di cannoni, quest’anno - per accelerare i tempi di preparazione piste- abbiamo acquistato quattro nuove lance».
Il pressing
Mentre continua dunque il pressing dei rappresentanti politici oltre che di categoria delle Regioni e Province dell’arco alpino, per aprire gli impianti già a metà dicembre, o almeno per le festività natalizie, il governo con in testa il ministro alla salute Roberto Speranza - temendo il rischio di una terza ondata di contagi - sembra deciso a non mollare e al momento pare che non si potrà tornare in pista prima di gennaio. «Non ci sono le condizioni - ha ammesso il governatore Arno Kompatscher - per partire con la stagione nelle prossime settimane. Nella riunione delle Regioni dell’ArgeAlp oggi (ieri, ndr) abbiamo concordato che però bisogna creare i presupposti per poterlo fare e servono ristori per le categorie penalizzate».
Il rinvio - ormai quasi certo - della partenza della stagione bianca, spaventa gli operatori del settore e dell’indotto, che denunciano - a livello di Regioni alpine - la perdita di migliaia di posti di lavoro e di circa venti miliardi di euro.
La domanda a questo punto è: cosa si potrà fare se gli impianti rimarranno chiusi?
La premessa è innanzitutto che l’Alto Adige esca dalla zona rossa e sia nuovamente possibile spostarsi da un comune all’altro e da una regione all’altra. Questo - realisticamente - dovrebbe tornare ad essere possibile a partire dal 4 dicembre, quando nell’ambito della riqualificazione delle regioni, l’Alto Adige dovrebbe diventare zona arancione (difficilmente giallo) ed avere un alleggerimento delle restrizioni.
Scialpinisti sulle piste
«In attesa - spiega l’assessore Arnold Schuler - che il governo stabilisca, si spera il prima possibile, quando e come si potranno riaprire impianti di risalita e alberghi; credo che si possa dire fin da subito che - neve permettendo - si potranno praticare scialpinismo, fondo e andare a camminare in montagna con le ciaspole. Per questo non servono gli impianti. E comunque anche a livello psicologico, le persone non hanno solo voglia, ma anche bisogno di muoversi».
E allora, se proprio gli impianti dovessero aprire solo dopo le feste natalizie, Oberrauch lancia una proposta sia agli impiantisti che all’Idm che cura il marketing del marchio Alto Adige. «Diamo una risposta - suggerisce l’imprenditore - a quanti hanno voglia di sperimentare lo scialpinismo, ma hanno paura di esporsi al rischio valanghe: apriamo un paio di piste - una per la salita e l’altra per la discesa - in modo da avvicinarsi a questa disciplina in maniera soft. Ovviamente, prevedendo un ticket di 10 euro. Del resto, in certe aree - come ad esempio in Val Sarentino - la notte c’è una processione di luci: sono le lampade frontali di chi sale con le pelli lungo la pista. Una proposta di questo tipo potrebbe essere apprezzata molto anche dai turisti».
Le guide alpine sciatori
Il collegio provinciale delle guide alpine sciatori chiede un incontro urgente al presidente Arno Kompatscher e agli assessori Arnold Schuler e Thomas Widmann: «Dobbiamo discutere - si legge in una nota - una nuova classificazione della nostra professione». Il motivo è presto detto: «Temiamo di perdere un’altra stagione a causa delle restrizioni Covid. Il nostro lavoro finora - ci tengono a precisare - in tutti i regolamenti Covid, è stato legato al turismo e all’apertura di impianti sciistici, anche se non ha nulla a che fare con questo. Se le guide alpine sciatori non sono autorizzate a lavorare, non si potrà fare formazione permettendo alle persone di andare in montagna ben preparate, mantenendo il rischio di incidenti il più basso possibile». A questo si aggiungono le difficoltà economiche della categoria: «Abbiamo ricevuto aiuti finanziari, ma purtroppo non sono sufficienti a compensare le perdite».
Sci da fondo
«Noi speriamo - dice Mauro Gross, presidente di Progetto Lavazè - che ci facciano aprire il Centro del fondo di Lavazè. Abbiamo cominciato ad innevare le piste, poi ci siamo dovuti fermare a causa dell’inversione termica. Speriamo di ripartire al più presto: oltre ad una decina di cannoni, quest’anno - per accelerare i tempi di preparazione piste- abbiamo acquistato quattro nuove lance».

