Bolzano. Vergognoso. La vicenda di Mouhamedali Toumi, il 23 bolzanino di origine tunisina, funzionario di banca e capitano della squadra di calcio del Neugries, cui è stato impedito di entrare in una discoteca cittadina, solo per il colore della sua pelle, ha suscitato numerose e indignate prese di posizione. Unanime la condanna di un episodio da tutti definito vergognoso. «Sono rimasta molto colpita da questa notizia e sicuramente si tratta di un atto odioso e discriminatorio verso un giovane – è il commento di Chiara Rabini, referente comunale per i richiedenti asilo - la cui storia conferma come questi atti siano legati alla “non conoscenza”, ma solo legati al colore della pelle. Recentemente, purtroppo, qui a Bolzano, ci sono stati altri episodi simili. Penso a quello accaduto all’università, dove si è creato un gruppo antirazzismo, che sta seguendo la questione. Sono atti odiosi e gravi a cui bisognerebbe tutti assieme e la mia solidarietà va al giovane protagonista di questa brutta storia».

Intanto, proprio per far fronte a episodi che sembrano diventare troppo frequenti, i rappresentanti di 27 organizzazioni hanno consegnato al presidente del consiglio provinciale Josef Noggler un appello per la creazione di un ufficio contro le discriminazioni in Alto Adige.

«Noggler ha confermato che l’istituzione di un ufficio antidiscriminazione è la sua massima priorità» – spiega Matthäus Kircher, direttore dell’oew-Organizzazione per Un mondo solidale sottolinea. A livello nazionale l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, si prende carico dei più disparati casi di discriminazione e, inoltre, offre anche un importante lavoro di sensibilizzazione al riguardo. Nella nostra Provincia, invece, un ufficio del genere non esiste ancora. Di qui, la scelta delle 27 associazioni altoatesine di firmare un appello affinché, un organismo simile, possa finalmente essere istituito. Lo sportello, per le associazioni, dovrebbe essere provinciale e prendersi carico di diversi tipi di discriminazione – come quella su base etnica, religiosa, a causa di disabilità corporee o mentali, ma anche di quella a causa dell’età, dell’orientamento sessuale o delle opinioni personali. La collaborazione con le diverse associazioni in Alto Adige dovrebbe essere costante e, tra i compiti primari dell’ufficio, dovrebbero esserci la raccolta e la registrazione dei casi di discriminazione, la protezione delle persone coinvolte e la sensibilizzazione dei cittadini e delle cittadine. Fiduciosi i rappresentanti delle associazioni. «Chiunque può subire una discriminazione e per moltissime ragioni diverse - continua Kircher – e, nessuna di queste, può trovare una giustificazione. Spetta alla politica prendere una posizione contro questi avvenimenti e impegnarsi per il bene di tutta la comunità. L’incontro è stato, sicuramente, un passo importante in questa direzione». Anche Salvatore Saltarelli della Rete dei diritti dei senza voce si dice soddisfatto nel vedere il duro lavoro svolto in questi anni dall'associazionismo altoatesino nel settore del contrasto alle discriminazioni: «Quasi ogni giorno veniamo a conoscenza di episodi di discriminazione che possono avere effetti gravissimi sulla vita delle persone. Che sia sul mercato immobiliare o quello del lavoro, all’interno del sistema scolastico o nella vita privata: a questo punto serve un Centro che possa prestare ascolto alle vittime e, soprattutto, possa dare loro forza e visibilità».

Ora, la palla passa al consiglio provinciale.