BOLZANO. È il momento dei chiarimenti e dei sassolini tolti dalle scarpe. «Ne ho diversi»: Dieter Steger, l’Obmann della Svp di Bolzano, è uscito scottato dalle elezioni comunali. Rispetto al 2010, il suo partito ha perso poco meno del 4 per cento, scendendo al 15,82 per cento. Steger resta al suo posto, l’assemblea cittadina del partito ha escluso tagli di teste e da lì sorveglia le trattative sulla giunta di Bolzano, insieme al vicesindaco Klaus Ladinser. «Spagnolli è stato eletto grazie ai voti tedeschi», ricorda Steger. Oggi il sindaco Luigi Spagnolli inizia gli incontri con gli ex candidati sindaci e i gruppi consiliari. Le esternazioni di Steger non sono scaramucce di rito. Ha iniziato martedì, scagliando strali contro la segretaria del Pd Di Fede, che ha provato a blindare l’alleanza con gli ecosociali.

Steger, con Liliana Di Fede è stato particolarmente duro. È la segretaria del Pd, il vostro principale alleato.

«Non poniamo veti e non accettiamo che ne vengano posti a noi. Lasciamo lavorare Spagnolli con tranquillità, è un momento delicato. Ho ritenuto poco intelligente l’approccio di Liliana Di Fede. Anche noi abbiamo messo in chiaro che non vogliamo forze estreme, ma dopo basta...».

Quali forze estreme?

«Anche Urzì. Non ha capito che la Svp non potrebbe mai governare con una persona che tre giorni prima del voto di ballottaggio parlava solo della bandiera italiana e di chi l’avrebbe esposta e di chi no. Una totale mancanza di sensibilità verso il mondo sudtirolese. Chiunque di noi, non solo Steger, avrebbe proposto alla Svp di sostenere un sindaco sensibile verso tutti i gruppi linguistici come Spagnolli. Urzì ha una visione nazionalista incompatibile con noi. Lo dico io, che non ho preclusioni sul tema dell’allargamento, se utile per la convivenza».

Con gli ecosociali l’accordo è possibile?

«Difficile, non impossibile. Ma non mi faccio dire da Margheri “o tutti dentro o tutti fuori”. Non è un tassello irrinunciabile. Saranno i partiti a dire come la vedono. Ogni parola di troppo rende le cose più difficili. Dico una cosa però: il problema della Svp con gli ecosociali non è sul progetto Benko, lì un accordo si potrebbe trovare».

E dove allora?

«Non siamo contenti di come è andata negli ultimi cinque anni. Siamo stati fermi, a causa della nostra eterogeneità, sulla sicurezza, sulla città pulita, sulla riduzione delle tasse. Sulla sicurezza siamo stati derisi dai partner, anche dal Pd. Il Comune avrebbe dovuto muoversi. Non è stato così e lo abbiamo pagato alle elezioni».

Una parte di voi guarda alla Lega. Secondo Francesco Palermo la Svp dovrebbe fare il salto definitivo e diventare un partito di centrosinistra, aprendo ai Verdi.

«Anche su Francesco ho qualcosa da dire. Chi parla così dovrebbe capire che la Svp non avrà mai la stessa anima del Pd. Il nostro partito ha una pancia conservatrice. Dobbiamo accettarci nella nostra diversità. Non siamo la Spd, è importante che lo ricordino. Forse questa situazione è un campanello di allarme. Ci dice che le cose non funzionano come un tempo».

Spagnolli propone una consultazione on line sul progetto Benko. Cosa ne pensa?

«Andava lanciata prima di insediare la conferenza dei servizi. Adesso è tardi e non sarebbe vincolante. Su Benko l’amministrazione ha commesso errori importanti. A questo punto non resta che verificare se quanto viene offerto è di interesse pubblico. E, se il progetto partirà, dovrà rispettare tutti gli standard urbanistici».

Quanto è concreta la possibilità di tornare al voto? Azzerare tutto è una tentazione per la Svp?

«Non dobbiamo sostenere una maggioranza a tutti i costi.Ma non credo che accadrà».

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