BOLZANO. Dalle 8 a mezzanotte, sabato e domeniche compresi. È questa la maratona del candidato Svp alle elezioni politiche. Inseguiti da sondaggi neri come la pece, gli aspiranti deputati, accompagnati da sindaci, consiglieri provinciali e funzionari di partito, stanno aggiungendo appuntamento su appuntamento ad agende già fitte. «Ho appena inserito altri cinque incontri in alta Val d’Isarco. Alla fine di questa corsa voglio sapere di avere fatto tutto il possibile. Leggo i sondaggi e sono preoccupato, perché sento la sfiducia di tanta popolazione verso di noi, la Svp. Sono anche convinto che avvicinandoci al 24 febbraio riusciremo a recuperare. Sempre che in queste ultime due settimane non salti fuori un altro scandalo o un passo falso... », racconta Albrecht Plangger detto «Abi», il capolista, l’omone della Val Venosta che ha il fisico giusto per la maratona e una intelligenza tutt’altro che naïf, essendo stato per 20 anni sindaco di Curon Venosta, in prima linea nelle rivendicazioni dei comuni venostani sull’energia. I suoi estimatori lo descrivono: «È abituato a trattare a tu per tu con i grandi manager dell’energia italiana». Plangger è uscito trionfalmente dalle primarie della Svp per le candidature al Parlamento. Guida la lista per la Camera composta interamente da volti nuovi. Un bel segnale di rinnovamento, ma tutti hanno capito che il vero sondaggio preoccupante per la Svp è stata la decisione di Karl Zeller di spostarsi dalla Camera al blindatissimo collegio senatoriale di Merano-Val Venosta.

Il Dolomiten infierisce con i suoi sondaggi: Svp al 32% . Ieri il sondaggio dell’Ff ha prodotto un più sereno 41,9%,comunque in discesa rispetto al 44,2% delle politiche del 2008.

Per la Svp non c’era alternativa: più che in passato, la campagna elettorale dovrà essere on the road e tutti mobilitati. Non c’è solo da tenere le posizioni. La tornata elettorale si è trasformata nella corsa a raggiungere il 40% provinciale e il 20% regionale (da qui l’accordo con il Patt) per garantirsi, secondo legge per la lista delle minoranze, l’ingresso alla Camera. Ci si gioca il dentro o fuori in un partito che attraversa una crisi di immagine e di sistema. Ancora Plangger : «Agli incontri i cittadini ci dicono tutto quello che pensano. O magari non vengono per protesta e chiamano l’Obmann locale per farglielo sapere. A noi candidati non resta che spiegare il programma e sottolineare quanto di buono è stato fatto, invitare a non lasciarsi suggestionare da chi, come i Freiheitlichen, corrono alle politiche solo per scaldare il clima prima delle provinciali. È un impegno continuo, fare fronte alle critiche invitando le persone ad andare oltre l’apparenza, non fermarsi agli slogan populistici». Cosa viene più rimproverato alla Svp? «Si parla molto della Sel, che secondo me è un bel simbolo dell’errore di fondo commesso dalla Provincia e quindi principalmente dalla Svp: Sel significa centralismo provinciale, avvantaggiare una unica grande società a scapito delle realtà locali. Questo discorso vale per il resto, dalla sanità ai poteri dei Comuni. Serve più decentramento, è la critica di molte persone, ed anche la mia». Plangger come tanti altri, resta nel partito ma agogna un cambiamento. C’è di mezzo anche Durnwalder, aggiunge il capolista: «L’incertezza sul dopo Durnwalder sta condizionando le elezioni. Le persone sanno che ci sarà un grande cambiamento, ma quale?». La novità di queste elezioni, sotto tiro dall’ala economica, è il patto elettorale Svp-Pd. Si scommette sulla vittoria di Bersani premier: in quel caso, premio di maggioranza per la Svp (se riuscirà a entrare alla Camera) e impegni su nuove competenze, revisione del meccanismo di finanziamento, ritiro dei ricorsi alla Consulta contro le legge su toponomastica e commercio. Parla di cambiamento anche l’Obmann Richard Theiner che difende l’accordo elettorale con il Pd: «Capisco che incontri resistenze. Questo patto segna una svolta nei rapporti tra i gruppi, si parla di sviluppo dell’autonomia con un impegnano alla reciproca collaborazione. Un passo che non piace a chi, da una parte e dall’altra, preferisce andare avanti con il vecchio schema delle divisioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA