BOLZANO. Legge elettorale, si torna al capolinea. Praticamente affossato il metodo D’Hondt, su cui è basato il disegno di legge della Svp. Ieri la svolta, dopo l’audizione in consiglio provinciale dove i componenti della I commissione legislativa hanno ascoltato gli interventi dei quattro costituzionalisti invitati. Si torna a parlare del quoziente naturale. E su questo metodo la Svp potrebbe sperare nel consenso dei partiti principali. Il D’Hondt invece era riuscito a compattare un fronte negativo di tutti i gruppi consiliari, compreso l’alleato Pd. La Svp prende tempo per capire come muoversi. «Organizzeremo una nuova audizione», informa il presidente della commissione Josef Noggler ( Svp). Conferma Julia Unterberger (Svp). «Sono emersi elementi nuovi, che vanno approfonditi». Il quoziente naturale fissa di fatto una soglia del 2,8% per entrare in consiglio provinciale. La versione «pura» con la semplice divisione dei voti per 35 lascerebbe fuori, a parità di voti con il 2008, Lega, Unitalia e BürgerUnion, ma penalizzerebbe la Svp portandola da 18 a 17, mentre crescerebbero Freiheitliche, Verdi, Pdl e Pd. Un sistema con doppio computo, appoggiato tra gli altri dal deputato Karl Zeller, garantirebbe invece alla Svp 20 seggi, esattamente come il «premione» contestato nel D’Hondt. Anche sul quoziente naturale si annuncia quindi un percorso in salita. La novità di ieri è che è uscito allo scoperto il gelo calato sul D’Hondt all’interno della Svp. Julia Unterberger, che ieri ha riferito i risultati dell’audizione al Presidium della Svp, riassume: «Il D’Hondt è stato caricato di una fama troppo negativa. Nemmeno i nostri funzionari di partiti lo comprendono. Non possiamo fare la legge elettorale contro tutti». Si sbilancia anche Zeller, di fatto estensore del disegno di legge Svp: «Sono convinto della validità del D’Hondt, ma perché la Svp dovrebbe andare a farsi impallinare per questo sistema, che ridurrebbe la frammentazione in consiglio provinciale? Il problema tra l’altro tocca più il gruppo italiano che il gruppo tedesco». L’audizione è stata decisiva perché alcuni degli esperti invitati hanno espresso dubbi di costituzionalità sul D’Hondt, che non rispetterebbe i paletti fissati dallo Statuto sulla legge elettorale. Così Francesco Saverio Dalba (assegnista presso la cattedra di Diritto ecclesiastico all’Universià di Trento) e Lukas Plancker (ufficio legale della Provincia), che in particolare ha analizzato le possibili ripercussioni sul gruppo ladino. Si è aggiunto però il colpo a sorpresa di Matteo Cosulich (associato di Istituzioni di diritto pubblico all’università di Trento), la cui audizione è stata suggerita dalla Svp (con Esther Happacher, associato di diritto costituzionale italiano a Innsbruck). Cosulich salva il D’Hondt («non ritengo ci siano profili di incostituzionalità»), ma cala l’asso. Il D’Hondt non è l’unico sistema elettorale che garantirebbe il quoziente pieno riducendo la frammentazione, ha sottolineato Cosulich, che però ha aggiunto «c’è anche il quoziente naturale». Finora Zeller aveva sostenuto: la Consulta ha già bocciato la legge regionale del 1998 perché lesiva dei diritti dei ladini. Secondo Cosulich ci sono margini invece per una versione del quoziente naturale a prova di Consulta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA