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«Ricordo quando, ancora in sala parto, ho capito che Francesco era "diverso". Cosa ho provato... Ancora oggi trattengo a stento le lacrime. La mia prima reazione è stata quella di sentirmi fregata dalla vita, e non mi vergogno a dire che ho pregato che morisse, avendo saputo anche che era affetto da una grave cardiopatia. Era il 5 maggio 1990. Poi, dopo un lungo travaglio, sono rientrata in me stessa, soprattutto ho capito che scappare dalla sofferenza non serviva a niente. Ma siccome sapevo che nulla succede a caso, avrei avuto un'occasione per provare che questo era vero. Alle 2 di quella notte ho chiesto all'infermiera di portarmi il bambino; lei, molto sorpresa, tentava di dissuadermi con tante scuse, ma io non demordevo; sono molto tosta, chi mi conosce lo sa. Quando ho preso tra le mie braccia quel pargoletto e l'ho attaccato al seno, ho provato una emozione così profonda che mi ha legato a lui per sempre. Le mie paure erano scomparse. Ho capito che erano giustificazioni, quelle che mettevo davanti: è meglio che muoia perché nella vita dovrà soffrire, essere emarginato, umiliato, deriso. La sofferenza che mi faceva paura era la mia e quella della mia famiglia. L'ho baciato, l'ho accarezzato, l'ho guardato con gli occhi di una mamma innamorata della propria creatura; come era bello sentire questo legame che stava nascendo tra di noi e che sarebbe durato tutta la vita. Gli ho promesso che avremmo lottato per lui, che gli saremmo stati vicini, che gli avremmo voluto bene. E così è stato. Ora vorrei presentarvi Francesco: ha 21 anni, è un bel giovanotto, ama vestirsi alla moda, gli piace il teatro, la musica (Battisti, Jackson, Dalla, i suoi preferiti). Gli piacciono soprattutto i musical. Con l'associazione Juvenes del Rainerum ha partecipato con una piccola parte a 4 musical. Francesco non voleva mai mancare alle prove, conosceva i copioni a memoria. Ha fatto il tifo per tutti i ragazzi. Stare dietro le quinte e poi salire sul palco, ricevere gli applusi, è stata per lui un'esperienza unica. Sono sicura che oltre ad arricchire lui, anche i ragazzi sono stati contenti di averlo con loro e lo hanno manifestato con dimostazioni di vero affetto. Ama, e si vede, la vita; è solare, allegro, affettuoso. Ha anche tante difficoltà, nel linguaggio, nella scrittura, nella lettura, però usa il telefonino e il computer, mi aiuta nelle faccende domestiche, mi chiede a volte di stare a casa da solo, perché sente che è importante la sua autonomia, dove può. Sta volentieri in compagnia dei ragazzi. Lo portiamo dappertutto, perché ama la normalità. La scorsa estate, in agosto, siamo andati a Madrid, con i giovani della nostra parrocchia al pellegrinaggio per l'incontro con il papa. Descrivere la gioia di Francesco mi riesce difficile. I ragazzi gli hanno affidato il compito di portare la bandiera della diocesi. Era così orgoglioso nell'aprire il corteo dei 70 bolzanini della parrocchia San Pio X. Ha sopportato il caldo, la fatica, il sonno, senza lamentarsi. Ha vissuto 10 giorni con questi ragazzi, ha ballato, ha cantato. Quando siamo arrivati a Bolzano, con tristezza, li ha salutati uno a uno con un abbraccio e un arrivederci. Di strada ne abbiamo fatta tanta, insieme. Alcune battaglie, alcuni traguardi li abbiamo raggiunti, altri no. Oggi dobbiamo combattere la battaglia dell'inserimento in qualche posto lavorativo o in un laboratorio adeguato alle sue capacità (leggi sotto, ndr). Devo dire però che Francesco mi ha cambiata. Ha fatto di me la mamma speciale, anzi specializzata, che sono, perché parlare con medici, terapisti, insegnanti eccetera mi ha aperto un mondo, quello dell'handicap, che io non conoscevo. È stato un arricchimento. Mi ha donato pazienza, fiducia; ha tirato fuori da me una forza che non credevo di avere. Concludo con alcuni pensieri del mio secondogenito Daniel. Li aveva scritti in un tema in seconda media (ora ha 20 anni): "C'è chi guarda Francesco come un handicappato; penso che è vero: mio fratello ha un cromosoma in più, ma tanti ne hanno certamente uno in meno, quando non vedono che Francesco è una perla preziosa. Senza di lui la mia vita e la nostra vita di famiglia sarebbero davvero monotone».


