BOLZANO. L'inchiesta sulla sciagura ferroviaria della val Venosta è alle ultime battute ma non è ancora conclusa. Lo ha puntualizzato ieri il sostituto procuratore Axel Bisignano, che sta conducendo gli ultimi accertamenti e ha ottenuto anche le ultime consulenze. Un primo verdetto sembra emergere con una certa sicurezza.

È molto improbabile che la Provincia autonoma possa essere chiamata a rispondere a qualsiasi titolo di quanto avvenuto. Le valutazioni di carattere tecnico che accompagnarono la fase progettuale del ripristino della vecchia linea ferroviaria della Val Venosta, dunque, sarebbero state corrette. Ai funzionari provinciali che seguirono il progetto non sarebbe imputabile nulla.

A ben altre conclusioni si arriva invece in ordine alla possibili responsabilità colpose dei proprietari del terreno franato sulla linea e dei dirigenti del Consorzio agricolo di bonifica. La causa prima del disastro è stata individuata nella rottura di una importante valvola del sistema di irrigazione. L'inchiesta ha permesso di accertare che già in precedenza la valvola si era rotta: invece di procedere alla sua sostituzione si pensò di tamponare la situazione (per evitare spese) applicando del mastice.

Una scelta legata a filo doppio proprio alla tragedia perché fu poi quella valvola a cedere nuovamente ed a provocare una rilevante fuoriuscita di acqua. L'impianto di irrigazione del terreno era gestito dal Consorzio agricolo di bonifica. Altra responsabilità sembra delinearsi per la proprietà del terreno a seguito di alcune canalette di scarico dell'acqua che sarebbero state rimosse (senza una adeguata valutazione tecnica complessiva) per ampliare il frutteto.

Gli accertamenti peritali avrebbero confermato che le canalette rimosse avrebbero garantito una maggiore possibilità di smaltimento dell'acqua fuoriuscita dal sistema di irrigazione evitando - forse - che parte del terreno ormai fradicio franasse sulla linea ferroviaria durante il transito di un convoglio. Per il momento la Procura non ha formalmente chiuso l'indagine ma ha inviato una serie di inviti a comparire indirizzati alle persone finite sul registro degli indagati. Si tratta di otto persone, coinvolte a vario titolo, che saranno interrogate già nei prossimi giorni alla presenza di un avvocato.(ma.be.)

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