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BOLZANO. Le indagini sulla strage di Nizza hanno condotto gli inquirenti sino a Bolzano. Qualche giorno fa gli uomini della Digos di Bolzano hanno sentito come “persona informata sui fatti” un operaio edile che da qualche settimana è domiciliato nel capoluogo altoatesino. Agli inquirenti erano sorti dei sospetti in quanto era emerso che l’uomo aveva lasciato improvvisamente la sua residenza a Gravina di Puglia dopo la strage in terra francese. L’operaio, ora rintracciato a Bolzano, era vicino di casa di Chokri Chafroud, un tunisino di 37 anni che gli inquirenti ritengono l’altra “mente” della strage di Nizza.
Gli inquirenti francesi hanno trovato le prove che l’autore materiale del massacro, Mohamed Bouhlel, sarebbe stato appoggiato e assistito sino all’ultimo per la definizione del piano operativo. Pare ormai accertato che quella di Nizza non sia stata una strage compiuta da uno squilibrato solitario con problemi di stabilità psichica. Al contrario, le indagini avrebbero appurato che in occasione di uno dei sopralluoghi compiuti nei giorni precedenti la strage, Bouhlel era accompagnato da ben quattro persone , due franco tunisini con doppio passaporto e due marocchini che avevano un permesso di soggiorno francese.
Il gruppo sarebbe stato fondamentale per organizzare il massacro. In mano agli investigatori francesi e italiani ci sono le prove dei contatti e della collaborazione strettissima durata per diverso tempo, con un ruolo molto importante svolto appunto da Chokri Chafroud il quale a sua volta avrebbe avuto spesso frequentato nel palazzo ove abitava a Gravina di Puglia, un vicino di casa. Si tratta per l’appunto dell’operaio trasferitosi improvvisamente a Bolzano. Gli inquirenti sospettavano che il trasferimento nel capoluogo altoatesino potesse essere stato determinato dall’intenzione di sfuggire ad eventuali controlli dopo quanto avvenuto, «cambiando aria». Proprio per questo la pista di quest’uomo che aveva deciso improvvisamente di lasciare il palazzo, è stata seguita sino in fondo dagli inquirenti.
Le indagini sono curate dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi che è riuscito (probabilmente grazie ai controlli dei tabulati telefonici) a individuare l’operaio a Bolzano. Negli atti dell’indagine la persona in questione è ritenuta dagli inquirenti un “parente”.
In realtà si sarebbe trattato del dirimpettaio, dunque un vicino di casa di Chokri Chafroud. Proprio a seguito della pericolosità dimostrata da quest’ultimo (37enne tunisino con un passato di parecchi anni in Italia) il magistrato ha disposto tutti gli accertamenti del caso.
L’operaio è stato così rintracciato e sentito dagli uomini della Digos di Bolzano come persona “informata sui fatti”. Gli inquirenti tendono per il momento a minimizzare la portata degli accertamenti. L’uomo avrebbe giustificato la sua allontanamento repentino da Gravina di Puglia con la necessità di sfruttare una opportunità di lavoro in un cantiere edile dell’Alto Adige. Tutte circostanze che dovranno essere verificate nelle prossime ore.
Le indagini, a 360 gradi, sono tutt’altro che concluse ed è molto probabile che nelle prossime ore vengano visionate anche tutte le comunicazioni tra il gruppo e Bouhlel sui profili social oltre ai dialoghi su facebook che sono già stati rintracciati. Tracce del dna di Chokri Chafroud , inoltre, sono state individuate nella cabina di guida del camion killer usato da Bouhlel.


