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BOLZANO. «Non è stata una fatalità anche se vi è stato sicuramente un concorso rilevante di circostanze sfavorevoli che hanno portato alla sciagura». Ad un anno dalla tragedia del treno della Venosta, che il 12 aprile 2010 costò la vita a 9 persone, l’inchiesta della Procura di Bolzano ha imboccato la fase decisiva dopo il deposito di tutte le perizie. Ed è imminente l’iscrizione a registro di una mezza dozzina di altri indagati.
Il procuratore Guido Rispoli ed il sostituto Axel Bisignano (magistrato con preparazione specifica in materia) stanno ancora lavorando sugli elaborati peritali riguardanti l’iter seguito per il ripristino della linea ferroviaria Merano-Malles, deciso dalla Provincia nel 1993 e attuato il 5 maggio 2005. La prima parte della perizia aveva indicato alla Procura le cause strette dello smottamento che provocò la tragedia (cioè la rottura di una valvola dell’impianto di irrigazione nel terreno sovrastante la linea).
La seconda parte dell’elaborato dovrebbe fare chiarezza sulle procedure e le valutazioni di carattere tecnico che accompagnarono la fase progettuale del ripristino della vecchia linea ferroviaria. Come si ricorderà i reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica sono frana colposa, disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo. Per il momento gli indagati iscritti a registro sono otto ma, come detto, il numero degli inquisiti è destinato ad aumentare entro pochi giorni, anche in un’ ottica di totale rispetto delle prerogative difensive. Con una premessa di fondo: la situazione appare talmente complessa che l’eventuale iscrizione sul registro degli indagati non dovrà essere letta come una individuazione quasi certa da parte della Procura della Repubblica di presunte responsabilità colpose ma come necessità di fare chiarezza su determinati sospetti emersi in fase di accertamento. Ecco perché i nuovi indagati saranno almeno sei.
Procuratore Rispoli, quali sono gli elementi già certi emersi dalle indagini ad un anno dalla tragedia?
«La causa prima dello smottamento è stata individuata nella perdita d’acqua per circa un’ora dalla valvola dell’impianto di irrigazione nel terreno sovrastante la linea ferroviaria. L’impianto di irrigazione era buono ma piuttosto vecchio dato che venne installato negli anni Settanta. La manutenzione è risultata buona ma è emersa l’assenza di un valido sistema di monitoraggio e allarme che avrebbe potuto essere decisivo».
Anche perché la zona della sciagura era stata indicata come un punto a rischio della linea...
«Sì, la zona del disastro era stata indicata, nelle valutazioni tecniche, a rischio geologico in riferimento all’ipotesi di forti precipitazioni piovose».
Questo avrebbe dovuto suggerire severità e rigore anche nella verifica dell’impianto di irrigazione...
«Certamente. Ai progettisti e responsabili della linea quel punto era stato indicato a rischio smottamento in caso di forti piogge. Tanto più, dunque, avrebbe dovuto essere verificato il livello di affidabilità dell’impianto di irrigazione e la presenza di strutture di contenimento e sfogo delle acque».
Però il rischio veniva indicato in caso di piogge torrenziali. In realtà lo smottamento è avvenuto per altra causa...
«Da un punto di vista giuridico, sul fronte delle responsabilità non cambia nulla. C’è ampia giurisprudenza in merito. Se un determinato accorgimento, che avrebbe dovuto essere adottato per scongiurare un rischio individuato, dovesse risultare potenzialmente idoneo anche a contenere e dar sfogo allo scarico dell’acqua (che fuoriusciva dalla valvola dell’impianto di irrigazione), verrebbe individuata un’importante responsabilità colposa per la tragedia».
Il procuratore Guido Rispoli ed il sostituto Axel Bisignano (magistrato con preparazione specifica in materia) stanno ancora lavorando sugli elaborati peritali riguardanti l’iter seguito per il ripristino della linea ferroviaria Merano-Malles, deciso dalla Provincia nel 1993 e attuato il 5 maggio 2005. La prima parte della perizia aveva indicato alla Procura le cause strette dello smottamento che provocò la tragedia (cioè la rottura di una valvola dell’impianto di irrigazione nel terreno sovrastante la linea).
La seconda parte dell’elaborato dovrebbe fare chiarezza sulle procedure e le valutazioni di carattere tecnico che accompagnarono la fase progettuale del ripristino della vecchia linea ferroviaria. Come si ricorderà i reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica sono frana colposa, disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo. Per il momento gli indagati iscritti a registro sono otto ma, come detto, il numero degli inquisiti è destinato ad aumentare entro pochi giorni, anche in un’ ottica di totale rispetto delle prerogative difensive. Con una premessa di fondo: la situazione appare talmente complessa che l’eventuale iscrizione sul registro degli indagati non dovrà essere letta come una individuazione quasi certa da parte della Procura della Repubblica di presunte responsabilità colpose ma come necessità di fare chiarezza su determinati sospetti emersi in fase di accertamento. Ecco perché i nuovi indagati saranno almeno sei.
Procuratore Rispoli, quali sono gli elementi già certi emersi dalle indagini ad un anno dalla tragedia?
«La causa prima dello smottamento è stata individuata nella perdita d’acqua per circa un’ora dalla valvola dell’impianto di irrigazione nel terreno sovrastante la linea ferroviaria. L’impianto di irrigazione era buono ma piuttosto vecchio dato che venne installato negli anni Settanta. La manutenzione è risultata buona ma è emersa l’assenza di un valido sistema di monitoraggio e allarme che avrebbe potuto essere decisivo».
Anche perché la zona della sciagura era stata indicata come un punto a rischio della linea...
«Sì, la zona del disastro era stata indicata, nelle valutazioni tecniche, a rischio geologico in riferimento all’ipotesi di forti precipitazioni piovose».
Questo avrebbe dovuto suggerire severità e rigore anche nella verifica dell’impianto di irrigazione...
«Certamente. Ai progettisti e responsabili della linea quel punto era stato indicato a rischio smottamento in caso di forti piogge. Tanto più, dunque, avrebbe dovuto essere verificato il livello di affidabilità dell’impianto di irrigazione e la presenza di strutture di contenimento e sfogo delle acque».
Però il rischio veniva indicato in caso di piogge torrenziali. In realtà lo smottamento è avvenuto per altra causa...
«Da un punto di vista giuridico, sul fronte delle responsabilità non cambia nulla. C’è ampia giurisprudenza in merito. Se un determinato accorgimento, che avrebbe dovuto essere adottato per scongiurare un rischio individuato, dovesse risultare potenzialmente idoneo anche a contenere e dar sfogo allo scarico dell’acqua (che fuoriusciva dalla valvola dell’impianto di irrigazione), verrebbe individuata un’importante responsabilità colposa per la tragedia».
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