LACES. Ad un anno dalla tragedia il treno della morte è ancora lì. Sull'areale della stazione di Senales ed è impacchettato come un anno fa. Le assi in legno si sono leggermente oscurate a causa della pioggia e della neve. Il treno della morte è ancora sotto sequestro.
«Non appena la Magistratura toglierà i sigilli, decideremo cosa farne» Chi parla è l'assessore provinciale alla mobilità Thomas Widmann. Che aggiunge: «Decideremo con la Sta se ripristinarlo in parte oppure se venderlo come ferrovecchio. L'intenzione della Provincia è di acquistare un treno nuovo».
Assessore: dopo un anno a che punto sono le pratiche assicurative?
«Posso soltanto dire che la compagnia della Sad ha pagato quanto di sua competenza. Per le altre assicurazioni credo che le pratiche siano nella fase conclusiva, poi dovrebbe scattare la liquidazione. Ma molto è ancora legato alla vicenda giudiziaria».
Finora, da parte delle istituzioni, quanto è stato stanziato a favore delle vittime e dei feriti?
«I primi interventi si sono concretizzati poco tempo dopo la tragedia. All'iniziativa della Caritas si è aggiunto il contributo della giunta provinciale - per un totale di oltre 190 mila euro - poi ci sono stati altri versamenti messi insieme grazie alla disponibilità da parte di aziende commerciali e di privati».
In più ci sono i tre milioni di euro del governo...
«Conosco come funzionano queste cose: so che passerà ancora parecchio tempo prima che i soldi vengano messi a disposizione. Intanto abbiamo preso atto, con grande interesse, dei passi in avanti fatti».
Un passo indietro, ad un anno fa. Cosa ha provato davanti alla tragedia?
«Un senso di smarrimento e di impotenza. Ero lì, davanti a quel treno spezzato, e non potevo fare niente. Respiravo un odore di morte e di speranza mentre portavano via i feriti e mentre si scavava ancora nel fango che aveva sommerso la cabina del treno. È stato il giorno peggiore della mia vita».
Una tragedia cui ha contribuito anche la fatalità.
«Non entro nel merito di quelle che sono state le cause della caduta della frana. Posso soltanto dire che neppure il miglior sceneggiatore di Hollywood sarebbe riuscito ad abbinare lo smottamento con il passaggio del treno. Sarebbe bastato mezzo secondo in più o mezzo secondo in meno e non saremmo qui, ad un anno di distanza, a piangere per le nove vittime e la trentina di feriti».
Ed i giorni successivi?
«Credo che la Provincia abbia dimostrato grande sensibilità nei confronti dei familiari delle vittime e dei feriti. Siamo stati loro vicini in ogni momento. Poi, appena la Magistratura ha concluso i sopralluoghi, abbiamo lavorato con intensità per rimettere la tratta ferroviaria in ordine, la scarpata da dove è caduta la frana è stata prima bonificata e quindi maggiormente protetta, i treni sono ripresi a circolare dopo meno di tre mesi».
Con quali reazioni fra gli utenti?
«Positive. Hanno capito che una disgrazia, pur gravissima, non può condizionare lo sviluppo ed il progresso di una valle intera».
Quale insegnamento ha dato la tragedia?
«Che ci siamo attivati per rendere più sicure tutte le linee altoatesine con una serie di ulteriori interventi ed anche di alcune bonifiche. Ma serve sempre grande attenzione perchè l'imprevisto è sempre in agguato. Ho sollecitato anche i vari Consorzi irrigui ad un impegno maggiore nel controllare sia gli impianti di irrigazione che i canali irrigui».




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