SILANDRO. Si avvicina il primo anniversario del disastro ferroviario in Venosta e quelle drammatiche immagini tornano prepotentemente, più vive che mai, nelle menti di chi quella tragedia l'ha vissuta in prima persona, riuscendo fortunatamente a salvarsi la vita.
Benjamin Stocker, studente ventenne di Tubre, si definisce un vero miracolato: «Ricordo praticamente tutto di quella giornata. Ero partito da Malles per andare a scuola a Bolzano, frequentavo l'ultimo anno all'Itc Max Valier. Mi sono appisolato e sono stato svegliato da un tremendo boato. Questione di secondi e mi sono ritrovato completamente sommerso dal fango. Facevo fatica a respirare. Non so per quanto tempo sono rimasto lì, mi è sembrata un'eternità. I vigili del fuoco si sono accorti di me dopo ore, per fortuna sono rimasto sveglio e sono riuscito a farmi sentire: se mi fossi addormentato sarebbe stata la fine. Sono stato liberato dopo tre, praticamente per ultimo».
Antonio Genua è un poliziotto in pensione, abita a Malles: «Non è facile ricordare quanto accaduto, credevo di morire. Sono stato colpito da una massa di fango e sassi, poi il buio. Sovente mi tornano alla mente quei tragici momenti, soprattutto quando prendo il treno per scendere a Merano: quando transitiamo nei pressi del luogo della sciagura cerco di distrarmi leggendo, non voglio assolutamente guardare fuori dal finestrino».
Paul Thöni, ex direttore della scuola media in lingua tedesca di Malles, è sereno: «É bello poter continuare a coltivare i mei hobby: lettura, giardinaggio. Devo dire che la mia ora non è ancora suonata, così come nel gennaio del 1945 quando ero un giovane paracadutista dell'ésercito tedesco e rimasi ferito nelle Ardenne, lì persi l'us della gamba destra. Di quel 12 aprile sul treno della Venosta mi ricordo il forte boato, i finestrini in frantumi e la colata di fango mista ad acqua, sassi e vetri che ha invaso la carrozza. Ero bloccato a causa della protesi che porto alla gamba. Fortunatamente, peró, pochi minuti dopo, sono stato liberato da Silvio Ficai, l'ex direttore dell'ufficio imposte di Silandro, che mi ha aiutato a mettermi in salvo. Non solo, ha anche provveduto col suo telefonino ad avvisare i miei familiari, rassicurandoli sul mio stato di salute e comunicando loro che mi avrebbero portato in ospedale per accertamenti. L'ho incontrato alcuni giorni addietro proprio a Merano, viaggiavamo sullo stesso treno. Non mi ha riconosciuto. Sono stato io a chiamarlo per salutarlo e per ringraziarlo ancora una volta per tutto quello che aveva fatto per me».
Anche Silvio Ficai, ex dirigente dell'Ufficio imposte a Silandro prima, e poi all'Agenzia delle entrate di Merano, rivive sovente quei drammatici momenti: «Mi sento fisicamente a posto, ma ogni tanto ripenso all'incidente, mi soffermo a riflettere sui quei poveretti privati della vita. Tutto è andato così velocemente: l'improvvisa catastrofe, poi le urla dei feriti coperti di fango e, per quanto mi riguarda, la fortuna, o il destino che dir si voglia, di uscirne sano e salvo. Se mi fossi seduto in un altro posto, magari per una questione di soli pochi metri, per me sarebbe stata morte certa. Smarrimento e dolore, questi i sentimenti che provo ripensando a quel giorno».
Kimete Halili, 19enne studentessa di origine kosovara, ripensa spesso a quei terribili momenti anche se non ne parla molto volentieri: «Mi trovavo nella parte anteriore del treno, quella assolutamente più devastata, ma per mia fortuna seduta verso il corridoio, e questo è bastato a salvarmi. Conoscevo e ricordo con commozione la povera Judith Tappeiner, che mi pare frequentasse la mia stessa scuola. Ho rivissuto spesso in sogno l'incubo di quel tragico evento. Ora mi capita di meno, ma quell'esperienza ha lasciato dentro di me un segno indelebile».
Irmgard Schwienbacher sedeva nella parte posteriore del vagone, quella meno colpita dalla frana: «Ricordo la violenta frenata, lo schianto contro i massi franati e il fango nel vagone. Tutti siamo stati sbalzati via dai rispettivi sedili, ricordo le urla di panico, la grande tensione. Mi sono salvata, sono stata fortunata, ripenso spesso alle povere vittime di quella tragica giornata d'aprile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA