BOLZANO. Lo ha trovato l'addetto alle pulizie alle due del mattino. Raggomitolato nel bagno del Regionale fermo sul binario 6 della Stazione. Marco Crovetti, studente universitario di 24 anni, era morto da qualche ora. Ucciso da un'overdose. Tre anni fa era riuscito a sconfiggere quel demone dentro di se. Si era fatto aiutare. Ne era uscito. Poi il nuovo inizio: Marco Crovetti, 24 anni, nato a Napoli, ma cresciuto ad Alba Adriatica in Abruzzo, si era trasferito a Rovereto tre anni fa per frequentare l'università.

Si era iscritto a Scienze e tecniche di psicologia cognitiva. Qualche volta veniva a Bolzano con gli amici, per trascorrere la serata nei bar del centro. Una vita da studente. Fatta di esami da superare, feste con gli amici, e poi di nuovo i libri, i corsi di criminologia e le «scappate» a casa per abbracciare mamma e papà. Uno studente comune, che era arrivato al terzo anno di studi senza perdere colpi. Poi lo scorso fine settimana è tornato a casa dai suoi genitori. Nessuno poteva sapere che sarebbe stata l'ultima volta che lo avrebbero visto vivo.

Lunedì mattina, infatti, Marco ha preso il treno per andare a Bologna. Ha passato tutta la giornata in giro per la città. Alle 20.10 è salito sul treno che lo avrebbe portato a Rovereto. Ieri avrebbe dovuto riprendere con l'università. Ma a Rovereto Marco non è mai sceso. Il suo corpo, infatti, era già rinchiuso in uno dei bagni del treno senza via d'uscita. Marco a quell'ora era già morto. Il treno è arrivato sul binario 6 a Bolzano alle 23.30. Fine corsa. Tutti scendono. All'1.20 vengono chiamati gli agenti della polizia ferroviaria, guidati da Vincenzo Tommaseo.

E' un addetto alle pulizie a dare l'allarme. E' sconvolto. Stava finendo il giro nell'ultimo vagone del treno proveniente da Bologna. Ma la porta del bagno non si apriva. Era stata chiusa dall'interno. Con la chiave ha cercato di aprire. Ma si è fermato appena ha visto il corpo di un giovane. Pantaloni jeans corti. Una maglietta a righe. Nella mano una siringa. Immediatamente arrivono gli agenti, i soccorritori della Croce bianca, il medico d'urgenza. Nulla da fare. Marco è morto. Con molta probabilità è stata un'overdose di eroina.

Quella maledetta droga era già stata il suo demone. Ma tre anni fa si era rivolto ad un centro e aveva chiesto di poter ricominciare a vivere. Ci era riuscito. Poi il demone se lo è andato a riprendere. Una dose fatale che lo ha portato via per sempre. I suoi genitori sono distrutti dal dolore. Non possono credere che il loro Marco non c'è più. Intanto la Polfer di Bolzano è in contatto con i colleghi di Bologna. Si cerca di capire se ci sono altre vittime dell'eroina. Si cerca di capire se la dose è stata tagliata male. Nei prossimi giorni si conosceranno i risultati dell'esame tossicologico effettuato sul corpo del giovane.