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BOLZANO. “Bisogna informare la popolazione sulla toponomastica”. Dopo decenni di polemiche e fiumi di inchiostro Suedtiroler Freiheit rilancia la necessità di una campagna informativa tra la gente e lo fa con una mozione che, guarda un po', mette nel mirino proprio tutti i nomi italiani inseriti da Tolomei pescando dai concetti di storia e radicalizzazione culturale. Liberalmente declinati.
“La mancanza di informazioni – spiega il consigliere provinciale Sven Knoll – è quello che porta gli altoatesini a trattare con poco approfondimento questo tema. Lo ha detto anche il presidente Arno Kompatscher che c'è la necessità di spiegare bene questo argomento. Ecco, noi ci siamo attivati”.
Proviamo, allora, ad andare in profondità con il portavoce del partito Cristian Kollmann che in questo caso si presenta nella veste di esperto di toponomastica. “La popolazione non è abbastanza informata. Bisogna capire che è necessario distinguere tra toponomastica fondata storicamente e quello ricostruita. Pseudo italiana o tolemaico-fascista”. Viene in mente, quindi, andare alle radici della questione: i nomi romani. “No, significa semplicemente rendersi conto che la maggior parte delle indicazioni italiane sono state costruite a freddo. I toponimi romani hanno delle radici. L'esempio di Bolzano ha una sua storia: deriva dal latino Baudianium, possedimento di un baudius. Vipiteno, invece, non ha uno sviluppo storico. Esisteva un altro toponimo, Sterzen. Uipitenum, invece, ha generato Wipptal”. Tanto vale usare tutti Vipitenum, allora. La famosa radice comune. “Facciamo un altro esempio. Il nome originale di Bologna è Felsina. Sono stati i celti a cambiarne l'indicazione”. La gente si è abituata anche ai toponimi italiani. “Era l'obiettivo del fascismo, abbiamo perso la capacità di distinguere i nomi inventati da quelli originali. Verità e finzione vanno separate”. (a.c.)


