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BOLZANO. Entro fine anno i centoventi autobus della Sasa saranno dotati di telecamere per la videosorveglianza. Annunciando l' iniziativa un paio di mesi or sono, il vertice dell'azienda aveva sottolineato che il progetto aveva come primo obiettivo quello di deterrente: evitare atti vandalici a bordo, garantire maggiore sicurezza a passeggeri e conducenti. Ultimo obiettivo dichiarato, quello di limitare i cosiddetti "falsi incidenti" con relativi costi per l'azienda. Ultimo, ma curioso come obiettivo, tanto che il consigliere provinciale del Pdl Mauro Minniti aveva presentato in maggio un’interrogazione per conoscere l’ammontare delle richieste di rimborso, il tipo di danni denunciati, l'ammontare dei rimborsi, l'identità (europei e o extracomunitari) dei protagonisti, i costi dell'operazione. A metà giugno la risposta di Sasa che l'assessorato provinciale alla Mobilità ha inoltrato a Minniti in questi giorni. Una serie di risposte che commentiamo direttamente con il presidente di Sasa Stefano Pagani. Negli anni 2009, 2010 e 2011 le richieste di rimborso per incidenti sui bus sono state rispettivamente 46, 51 e 55. Le assicurazioni ne hanno prese in considerazione 26, 28 e 29, ma la cifra pagata è salita dai 143 mila euro del 2009 ai 165 mila del 2010, ai 228 mila per i primi sei mesi del 2011. «C’è una spiegazione – dice Pagani –: quella cifra è così alta per via di un grave incidente verificatosi a San Giacomo». La casistica più diffusa? «Si tratta soprattutto di cadute all’interno dell’autobus a seguito di frenate, o schiacciamenti di arti fra le porte». Minniti ha chiesto a Sasa se i protagonisti di questi incidenti sono in maggioranza europei o extracomunitari. «La domanda si commenta da sola. E comunque vorrei sottolineare che fra i cosiddetti portoghesi, senza offesa per i veri portoghesi, sono in netta maggioranza i bolzanini. Anche se siamo virtuosi: il 5 per cento di utenti senza biglietto è una percentuale assolutamente positiva».
(f.za.)


