MERANO. «Gli interessi della città e dei suoi cittadini devono tornare al centro della politica, ma non solo. Da Paul Rösch mi attendo molto anche in tema di cultura e convivenza. Con il suo nuovo corso abbiamo una grande occasione per passare dal vivere “nebeneinander” al “miteinander”. Queste due sono le grandi sfide sulle quali misurerò Paul sindaco di Merano». A parlare è Aldo Mazza, uomo grande costruttore di cultura, poco sotto i riflettori, fautore di una vera convivenza in Alto Adige.

Per cinque anni Mazza è stato anche attivo in politica nel ruolo di consigliere comunale dei Verdi, quando il movimento per la prima volta era andato al governo con la Svp a Merano. Dalla scuola di lingue Alpha Beta e dalla sua casa editoriale "Ab Verlag" gode di un osservatorio privilegiato sui fatti che in questi mesi sono accaduti a Merano.

Aldo Mazza, quali sono le ragioni del grande successo ottenuto da Paul Rösch alle comunali dello scorso maggio?

«I cittadini hanno premiato con un forte consenso la persona Rösch, portatore di un nuovo modo di fare politica. I vecchi sistemi la gente non li sopporta più. Il suo modo di fare campagna elettorale mi ha sorpreso positivamente e i risultati si sono visti. Segno che Merano era matura per questo cambio».

Rösch viene definito come un uomo naif, inesperto. Questi tratti caratteristici si sposano con la politica e la gestione del Comune?

«Prima chiediamo rinnovamento, basta ai professionisti della politica e poi, quando finalmente abbiamo un primo cittadino che riveste queste caratteristiche gli diamo contro? Dobbiamo dargli tempo, non possiamo misurarlo in tre mesi di lavoro. Il cambio di stile politico, ad esempio, l'ascoltare e far partecipare non sono pratiche che si cambiano in qualche mese».

Quindi la differenza questa volta l'ha fatta l'uomo Paul Rösch?

«Rösch ha fatto fare un salto di qualità ai Verdi, che anni fa da soli arrivarono a un passo dal sindaco al ballottaggio».

Il sindaco però ha vinto anche per demerito della Svp, non crede?

«Certo, e nella valutazione di questi primi tre mesi di governo non dobbiamo mai dimenticare che in maggioranza c'è una Svp ferita, che ha dovuto ingoiare la sconfitta elettorale. E poi all'opposizione abbiamo una Civica che negli ultimi 20 anni con varie sigle era sempre stata al governo. Loro sì, in questa fase sono molto aggressivi. Ma lo sappiamo, la democrazia è un bene prezioso, ma non un giardino fiorito».

Con Rösch anche metà della giunta è alla prima esperienza.

«Ci sono nuove sensibilità, è un bene per la politica. Condivido le dichiarazioni di Paul, quando dice che il suo principale successo sarà se nel 2020 a votare tornerà il 75% della popolazione. I nuovi assessori vanno accettati con le loro insicurezze. Che senso avrebbe cambiare tutto per non cambiare nulla?»

Il sindaco, così facendo, si è preso un bel rischio?

«Ha avuto coraggio scegliendo degli outsider, ma così per lui sarà più facile creare attorno a se un laboratorio, una fabbrica delle idee, da portare fuori e da condividere con i cittadini. E poi non sottovalutiamo l'aspetto del costruire assieme, in maniera interetnica».

Cosa intende, Aldo Mazza?

«Il potere va gestito assieme, non metà di qua e metà di là. Molti hanno sottovalutato l'assegnazione delle competenze sulla cultura. Rösch e Andrea Rossi spero ci meraviglieranno. Ma senza proclami, lavorando in silenzio per liberare le nostre teste dal ragionare per comparti stagni».

Ma qualche segno del vecchio modo di fare politica è rimasto. Prendiamo la nomina di Gabriella Job alla fondazione Pitsch, un posto assegnato a un candidato della propria lista...

«Se sei una persona pulita, come credo sia Paul Rösch, cerchi il meglio e in questo momento per quel posto il meglio aveva un nome: Gabriella Job. Se uno si fa condizionare allora significa che non è libero di agire e qui nascono i pericoli».

Quale altra caratteristica ha notato in questi mesi del nuovo sindaco?

«Lo davano come sicura marionetta di Cristina Kury, lui invece si è creato una sua autonomia, magari anche commettendo quale errore di inesperienza».

Secondo lei la Svp lascerà lavorare il sindaco o gli taglierà le gambe appena possibile?

«Se sono intelligenti gli uomini e le donne Svp collaboreranno col sindaco. Sfiduciarlo si tramuterà in un altro clamoroso autogol e poi vorrebbe dire non rispettare la chiara volontà dei meranesi che Paul Rösch lo hanno votato. Se la Svp lavora per preparare un trabocchetto al sindaco non ha capito cosa sta succedendo nella società».

Bolzano è diversa da Merano?

«A livello provinciale la Svp il suo Paul Rösch lo ha trovato in Arno Kompatscher".

Il sindaco si è subito schierato per il tunnel e il garage in caverna, che effetto le ha fatto questa presa di posizione?

«I Verdi nel 2005 su questo tema, sul garage in particolare, quando anch'io ero in consiglio comunale, hanno abbandonato la maggioranza. Il tunnel si farà, nessuno ha più dubbi. Per l'autosilo sotto Monte Benedetto servirà un finanziatore privato e io dubito che si troverà. La posizione del sindaco la trovo corretta».(rog)

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