BOLZANO. No, non è un cantiere di una grande opera. Non c'entra l'A22 nel tunnel o lo snodo di via Einstein. Quello che si vede da un paio di giorni a Bolzano sud è un bunker tornato a nuova vita, un'operazione che sovrappone arte e paesaggio ma essendoci lì paesaggio urbano, strade che si intersecano (la "spaghettata"), auto in coda, automobilisti nervosi e montagne all'orizzonte, il rischio è non capire bene dove ci si trovi. Uno straniamento.

Ma è questo che ricerca Catrin Bolt, l'artista chiamata da una associazione che si chiama "BunkerforumKasematte" e che si è messa da anni ad indagare il Vallo alpino littorio, quella sequenza di fortificazioni che l'Italia mussolinana decise di porre in essere per proteggersi da una possibile minaccia tedesca. Ha lavorato per tre giorni sul bunker numero 15 dello “sbarramento Bolzano”. È dentro quell'arcale, che è poi ormai una collina che spesso è lo specchio delle nostre nevrosi di automobilisti in attesa di immetterci o nella MeBo o di andarcene verso Laives o l'autostrada. La guardiamo perché non sappiamo che fare ma non sappiamo neppure che cos'è. E invece non è una collina, è la copertura di un bunker. Uno dei tanti che tracciavano la linea di tiro, assicurando così una continuità di fuoco incrociato, da una casamatta all'altra, tale da concentrare i cannoni e le armi verso una immaginaria direttrice di invasione da nord. L'operazione artistica, che si chiama "bunker now" e sarà inaugurata ai primi di novembre. È un prato mimetico. Il colore, tipico delle mimetizzazioni è stato applicato direttamente sull'erba della collina attuando una inversione di scopo: non più per nascondere il bunker ma per rivelarlo. «È tutto meno che mimetico spiega Heimo Prünster, dell'associazione Bunker Forum. Perchè gioca sulla dicotomia paesaggio-identità, realtà-finzione, tutto il contrario di quella scomparsa dentro l'ambiente circostante che era lo scopo delle fortificazioni: non farsi vedere, farsi credere altra cosa. Un camuffamento, questo attuato negli anni dalla collina che copre il fortino, che pochi hanno notato, perché lì non passano pedoni ma solo auto che provano a spostarsi il più velocemente possibile. Sarà, questo dell'artista austriaca Catrin Bolt, un intervento che non si esaurirà soltanto nel disporre i segni della mimetizzazione "dazzle", quella usata soprattutto nella Prima guerra per coprire le navi da battaglia e renderle invisibili a distanza, ma proseguirà con una fase a “pixel”. La collina sarà cioè pixelata, come lo schermo di un pc malfunzionante. C'è poi anche un gioco. Perché questa mimetizzazione sembra riprodurre con le sue righe e i suoi colori dei segnali stradali. Non si capirà bene quali ma molti noteranno una certa famigliarità con le forme grafiche della segnaletica orizzontale e verticale, con gli spartitraffico o le segnalazioni di cantiere lungo le autostrade. Uno straniamento rispetto alla funzione militare del luogo ma anche attualizzato rispetto a quello che quotidianamente vediamo correre oltre il cruscotto dell'automobile. In questo modo Bolzano sud si scopre sempre più luogo di innovazione: da quella architettonica (la torre Salewa e quella, recente, di Alperia) a quella artistica. Il Vallo, d'altro canto, è ormai in piena fase di riscoperta storico-urbanistica. La Fondazione architettura vi ha dedicato un intero numero di Turris Babel, vi sono itinerari turistici che lo riguardano ma le fortificazioni intorno a Bolzano hanno ancora bisogno di cura e di attenzione. Sono un patrimonio che rivela un passato complesso ma anche offrono il senso della particolarità di un luogo, come la conca bolzanina, posta al centro di transiti secolari. (pc)