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BOLZANO. Caramaschi e Baur, Svp e Pd si sono seduti allo stesso tavolo dopo giornate di bordate reciproche, avvertimenti, diffidenze. Alle 18.30 di ieri, una settimana dopo l’elezione di Renzo Caramaschi a sindaco, i due alleati forti della prossima (ancora ipotetica) giunta hanno provato a cucire l’alleanza, o a ricucirla. La decisione è stata di procedere un passo alla volta, come sul ghiaccio sottile. Da oggi Pd e Svp lavoreranno sul programma, insieme a Caramaschi. «E sulla base di questi indirizzi ragioneremo poi sulle alleanze», è la versione ufficiale di Caramaschi, Christoph Baur (vice sindaco in pectore) e la segretaria del Pd Liliana Di Fede. Oggi alle ore 18 debutterà il nuovo consiglio comunale: seduta di insediamento dei consiglieri, giuramento del sindaco e lettura della relazione del commissario Michele Penta, che con oggi lascia l’incarico.
La Svp è arrivata alla riunione con Pd e sindaco dopo avere incassato il «no grazie» di Mario Tagnin alla grande coalizione. Lo sfidante di centrodestra di Caramaschi ha sciolto le riserve e deciso di restare all’opposizione. Anche se il medico fosse stato tentato di accettare, non avrebbe mai portato in dote il gruppo di consiglieri suoi alleati (nove, tra Uniti per Bolzano e Lega). Di questo si era già parlato nella seduta della Svp di Bolzano all’ora di pranzo. Se il centrodestra non ci sta, come proseguire? «Una riunione accesa, perché il partito è tra due fuochi», riferisce Andreas Widmann, ala economico, sponsor della coalizione Svp-Pd-centrodestra, «siamo un partito con senso della responsabilità, che però crede sinceramente nella necessità di una apertura al centrodestra moderato». Traduzione: se il centrodestra non accetterà la grande coalizione, e neppure il Pd, la Svp si alzerà dal tavolo e manderà Bolzano a nuove elezioni o accetterà di discutere con i Verdi? Partito più votato con il 17 per cento, la Svp dovrà assicurarsi una onorevole via di uscita, dopo avere impostato una intera campagna elettorale sul mantra «mai più con i Verdi». Il Pd e Caramaschi continuano a puntare sulla alleanza di centrosinistra. Il «no» di Tagnin alza le quotazioni dei Verdi, ma la trattativa non sarà a costo zero. Sandro Repetto e Carlo costa (Pd) lo ha detto chiaramente: gli alleati dovranno firmare un accordo vincolante sui punti essenziali.
Così Baur ieri sera dopo l’incontro con Caramaschi e il Pd: «Ho saputo della decisione di Tagnin e ne prendo atto. Con il Pd abbiamo deciso di definire il progetto per la città e su quella base individuare gli alleati. Visto che l’altra strada non ha funzionato, proviamo prendendola così.... Non significa che presenteremo un pacchetto “prendere o lasciare”, saranno possibili integrazioni, ma Svp e Pd, che sono gli alleati forti del ballottaggio, legittimamente impostano lo schema».
Nella riunione di ieri Baur ha ribadito il proprio progetto di inclusione. Se il no di Tagnin resterà definitivo, come potrà essere declinato? Una traccia viene indicata da Caramaschi: «Un punto forte può essere il coinvolgimento di una parte di città, che non ha votato per noi. Non i partiti, quindi, ma le persone e i quartieri». Ieri mattina intanto Caramaschi aveva terminato con Giorgio Holzmann e Giovanni Benussi (Alleanza per Bolzano) il giro di incontri con tutti i gruppi consiliari. Come nei giorni precedenti, incontro cordiale e programmi a confronto. Il Pd non nasconde di pensare a un eventuale appoggio esterno di Holzmann, che precisa: «Prima dovranno trovare una maggioranza...». Claudio Della Ratta (Psi), confermato consigliere dice ciò che pensano alcuni nel Pd:«Il centrosinistra era alternativo al centro destra in campagna elettorale. Penso che un'aggregazione tra queste due componenti (magari in futuro attuabile) sia, in questa fase, fuori luogo». In futuro... Ancora Della Ratta: «Caramaschi, ha capacità ed esperienza e può essere un'ottima guida per la città, basta lo si lasci lavorare. Se la Svp voleva un governo di destra (Unitalia, che sta con Tagnin, è di destra), perché non ha appoggiato la destra al ballottaggio?». (fr.g.)


