BOLZANO. C'erano due poltrone che li aspettavano, al Laurin. Matteo Salvini è arrivato puntuale, Luis Durnwalder era già li. Un incontro preparato. «Scusi presidente il nostro segretario gradirebbe conoscerla, sarà a Bolzano giovedi...»: la telefonata degli sherpa leghisti era arrivata in tempo, qualche giorno prima.

Un colloquio riservato quello tra Matteo e Luis. Niente di che a sentire il Kaiser : «Si è vero, ci siamo visti ma immagino sia normale. Salvini voleva qualche informazione su quello che succede intorno a me. E io sono uno informato».

Testimoni dicono che il colloquio è durato almeno un'ora. Un po' di più di quello che serve per due semplici convenevoli. Poco prima Salvini aveva rivelato: «Incontri miei con qualcuno che conta nella Svp? Sì, stiamo preparandoli. In ogni caso sarà presto».

Ha iniziato da Durni, il dominus leghista. La ragione? Molte. Al Rainerum sia lui, Salvini, che Fugatti avevano confermato l'intenzione di cercare intese e contatti ("per governare") sia con il centrodestra che con la Svp, che "con le civiche". E intorno a Durnwalder ci sono molte voci a proposito di una civica trasversale alla Svp e agli ambienti a lei contigui: come capolista (ma lui smentisce) ma anche come ispiratore ( e lui non ha smentito). Che Salvini abbia incontrato l'ex Landeshauptmann acquista così in questo quadro, un significato politicamente interessante. Anche perché, Durni o no, civica da lui ispirata o meno, nella Svp l'atteggiamento nei confronti delle profferte della nuova Lega salviniana non è univoco.

Karl Zeller detta la linea da Roma ("nessuna alleanza strategica") ma Luis Walcher la corregge da Bolzano ("mani libere per le comunali"). In mezzo ai due si pone ora Thomas Widmann. «Il nodo non è: con chi ci alleiamo. Ma è: come ci rinnoveremo?», dice il presidente del consiglio provinciale. Il quale è molto vicino all'ala economica del partito o almeno a quella più pragmatica, meno ideologicamente contigua a quella che vede nell'alleanza col Pd e nella sua riedizione l'unica strada aperta. Ma allora la Svp deve presentarsi Blockfrei a queste elezioni? «Anche questo è prematuro - risponde - a questo punto della stagione politica. E indipendentemente dal fatto che io possa guardare positivamente ad un nostro sganciamento al primo turno dal tandem con il Pd. Io dico: la Svp deve rinnovarsi. E deve farlo subito, adesso. Non aspettare gennaio o febbraio. Dobbiamo costruire una squadra nuova non necessariamente solo giovane. Un mix di esperienza e di entusiasmo».

Altrimenti? «Rischiamo grosso. La gente è stanca delle solite minestre , vuole dei segnali precisi e noi dobbiamo darglieli». Anche andando Blockfrei a differenza dell'ultima volta ? «Insisto, prima la squadra poi le scelte. Saranno gli uomini e le donne nuove a decidere, questo voglio dire. Prima il segnale, poi, di conseguenza le alleanze».

Che dunque potrebbero anche cambiare? «Potrebbero». E andare verso la Lega? «Andare verso quello che serve per non farci trascinare in una deriva negativa. E se anche il Pd avverte questo pericolo bene, altrimenti...».

Ecco dunque delineate le tre direttrici su cui si muoverà la Svp: riproposizione dell'alleanza col centrosinistra per mantenere il rapporto privilegiato con Renzi, correre da sola al primo turno per poi decidere al secondo in base alle evidenze, oppure una via mediana: forte rinnovamento interno per controbattere l'offensiva delle civiche e poi far decidere le alleanze al nuovo gruppo dirigente, alla squadra dei candidati.

E intanto i salviniani tessono la rete dei rapporti nel mondo tedesco. Partendo da Durnwalder. E tenendosi accanto i Freiheitlichen (probabilmente) come specchietto per le allodole. Prima di puntare al bersaglio grosso: la Svp. E i suoi settori più intimoriti dalla possibile perdita di consensi in assenza di un forte segnale di rinnovamento. Anche nelle alleanze?

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