BOLZANO. Dieter Steger guiderà ancora la Svp di Bolzano. È questo il risultato della assemblea del partito di Bolzano, che si è tenuta mercoledì sera. Steger è arrivato dimissionario alla seduta di via Brennero, inseguito dalle polemiche per l’esito disastroso delle ultime elezioni comunali: Comune commissariato e nuove elezioni in primavera. La città resterà bloccata politicamente fino a maggio 2016. Ma se resa dei conti doveva essere tra varie anime del partito, questa è stata rinviata a data da destinarsi. L’assemblea cittadina ha chiesto all’unanimità all’Obmann Steger di restare. Rimane al suo posto anche la vice Obfrau, Judith Kofler Peintner.

Steger, si pensava che la Svp di Bolzano avrebbe girato pagina, dopo il caos in Comune. Sul nostro giornale Brugger è stato durissimo con lei.

«Sarebbe stato più semplice anche per me lasciare. La richiesta di restare è stata unanime, ho sentito la responsabilità».

L’arrivo di un nuovo Obmann è rinviato di poco o sarà ancora lei a guidare il partito nei mesi elettorali?

«Se faccio le cose, le faccio al cento per cento. I miei mi hanno chiesto di seguire la Svp durante le elezioni. È naturale che alcune cose saranno da rivedere: il metodo, i candidati e i contenuti. Ma sono fiducioso. L’altra sera si sono confrontate oltre trenta persone di tutti i gruppi sociali e quartieri della città. C’è voglia di esserci».

Il Comune è commissariato. Qual è stato il suo errore principale come Obmann cittadino della Svp?

«Abbiamo pagato la posizione poco chiara sul progetto Benko. I nostri elettori avevano il diritto di sapere se eravamo favorevoli o contrari. Ho sbagliato, quando ho pensato di fare entrare nella lista il gruppo di candidati pro Benko, immaginando che poi ci sarebbe stata collaborazione. Non è andata affatto così. Non ho mai deciso da solo però, ogni scelta è stata condivisa. La realtà è che nei partiti è sempre più difficile fare sintesi».

Sarà dunque inevitabile la nascita di una lista civica concorrente alla Svp, o magari più d’una?

«Faremo di tutto per presentare la migliore offerta possibile, ma in politica non c’è nulla di garantito». (fr.g.)