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BOLZANO. La Svp inizia il nuovo anno con una lista di compiti per casa. Prima di tutto, recuperare credibilità, dopo gli scandali dei vitalizi e dell’energia, obiettivo che l’Obmann Philipp Achammer andando sul pratico traduce così. Primo, fare tornare a casa «almeno una parte» dei 10 mila iscritti, su 50 mila, che la Svp ha perso nel tesseramento 2014, «siamo sempre stati un partito degli iscritti e dobbiamo continuare ad esserlo». Intanto la Svp compie 70 anni. Secondo, alle comunali di maggio confermare i 107 sindaci uscenti. Polso più fermo infine sugli obblighi degli eletti, in particolare i versamenti al partito. Achammer prosegue la tradizione della conferenza stampa di inizio anno. Ieri mattina appuntamento al Café Brennpunkt, con l’Obmann affiancato dal presidente provinciale Arno Kompatscher e il segretario organizzativo Manuel Massl. Kompatscher ricapitola gli obiettivi del 2015 visti da Palazzo Widmann, tra cui la riforma della pubblica amministrazione. È l’occasione per una sferzata a dirigenti provinciali, sindaci, associazioni di categoria e in generale a tutti coloro che «devono prendere decisioni», ma preferiscono delegare. Così Kompatscher: «Da una parte ci viene chiesto di decidere, dall’altra si rivendica la concertazione, il coinvolgimento... Una parte dei dirigenti stenta ancora a farsi carico delle decisioni. C’è una mentalità che spinge a dire: intanto do un parere negativo, per andare sul sicuro, poi la politica deciderà. Pesa il timore della Corte dei Conti, certo, e magari in passato si pensava che la politica sarebbe intervenuta, ma è anche una mentalità. Dal mio punto di vista un dirigente è tale perché concorre a trovare una soluzione». E anche i sindaci, incalza Kompatscher, devono avere più forza nelle decisioni. Insomma, chiedere alla Provincia di fare un passo indietro, significa caricarsi sulle spalle una fetta di responsabilità.
Regole più rigide. Il bar di via Brennero non appartiene più alla Svp. Il locale è stato venduto al suo gestore ed è stata conclusa anche la vendita degli uffici di Brunico. Il risanamento delle finanze è una delle emergenze. Il personale è sceso a 18 unità dopo le ultime quattro uscite, un pensionamento si aggiungerà in primavera. Si spiega anche così il giro di vite sui doveri degli eletti, chiamati a versare al partito una parte della indennità. Ci sono 100 mila euro di arretrati. Il 31 dicembre scadeva il termine per mettersi in regola. Chi non rispetta le regole interne non verrà candidato. E dalle prossime comunali, a sindaci e assessori verrà chiesto di sottoscrivere un modulo «rid» per il versamento automatico al partito del 4% della indennità.
Recuperare terreno. I diecimila iscritti perduti «non sono fuggiti per sempre», sottolinea Achammer, «osservano come ci comporteremo, ci chiedono di sapere cos’è la Svp e cosa intende essere in futuro». Il 2015 sarà l’anno della riforma organizzativa della Svp, discussa con la base, che verrà portata al congresso di Merano la prossima primavera. Nel 2016 dovrebbe giungere a conclusione la riforma del programma. Achammer si impegna per una Svp «agile, che non esclude nessuno», capace di cogliere il rinnovamento, con forti gruppi locali. Alle comunali, dove opportuno, la Svp presenterà anche una seconda lista. Mano libera ai gruppi nell’organizzare o meno le primarie su candidati sindaci e liste.
La sanità. Ancora una volta Kompatscher precisa che «c’è sul tavolo un progetto chiaro, elaborato dall’assessore Martha Stocker », su cui si è innescata la discussione con sindaci e rappresentanti dei territori, «con alcune buone proposte». Appuntamento a metà febbraio. Energia, toponomastica, legge sugli appalti sono tra gli altri progetti.
L’autonomia. Il 2015 sarà l’anno del consolidamento dell’autonomia, anticipa Kompatscher, con la riforma dello Statuto: i temi più concreti avranno la precedenza (una proposta entro febbraio), mentre la convenzione si occuperà dei temi più «politici». Kompatscher conferma l’obiettivo di ottenere le competenze di ambiente, università istruzione. Dal presidente una difesa dell’alleato Pd dalle accuse di invisibilità: «I risultati dicono il contrario».
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