BOLZANO. Una legge elettorale per eliminare i gruppi più piccoli dal consiglio provinciale, blindare la presenza di rappresentanti dei circondari meno popolosi e ridimensionare le quote rosa. È questa la riforma elettorale per la Provincia, cui ha iniziato a lavorare in riservatezza un gruppo di lavoro della Svp. Gli obiettivi sono però trapelati e in Consiglio si alzano le barricate. L’opposizione ricostruisce così le manovre in corso: la Svp prova a costruire una legge elettorale che da un lato possa bilanciare l’eventuale perdita di voti o, ancora meglio, riconsegnarle la maggioranza assoluta, e dall’altro lato tenga calma l’Alta val d’Isarco, in aperta ribellione per la chiusura del punto nascita di Vipiteno. Roberto Bizzo del Pd annuncia di essere favorevole: «Sono d’accordo con ogni legge che punti a ridurre la frammentazione». I gruppi di opposizione non sarebbero intenzionati a rompere il fronte: già annunciato il no alla legge di Freiheitlichen e Stf. Dettaglio importante: se la legge non venisse approvata con i due terzi dei voti, si potrebbe organizzare un referendum. Bolzano ha fatto scuola. La legge elettorale sperimentata alle comunali del capoluogo è stato test più che positivo per la Svp. A urne chiuse, ecco insediarsi il gruppo di lavoro della Svp, guidato da Josef Noggler, con Magdalena Amhof, Waltraud Deeg, Maria Hochgruber Kuenzer e Albert Wurzer.

LA SFORBICIATA AI GRUPPI. Torna l’obiettivo di inserire una soglia di sbarramento, anche se mascherata, nella legge elettorale provinciale. La formula allo studio è il cosiddetto «mandato pieno», al posto dell’attuale sistema del proporzionale puro. Il mandato pieno si ottiene dividendo il numero dei voti validi per i 35 seggi. In questo modo saranno necessari circa 8000 voti per garantirsi un consigliere (pari a circa il 2,8 per cento). Con queste regole nel 2013 sarebbero rimasti esclusi quattro degli attuali consiglieri: Elena Artioli (lista Forza Italia-Lega-Team A, 7.118 voti, 2,5%), Paul Köllensprger (M5S, 7.097 voti, 2,5%), Andreas Pöder (BürgerUnion, 6.065 voti, 2,1%) e Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore, 4.831 voti, 2,1%).

Non è la prima volta che compare l’ipotesi del mandato pieno. Secondo Urzì, resta una strada non percorribile: «Non si può aggirare così il diritto di rappresentanza delle minoranze linguistiche. Questa legge verrebbe immediatamente impugnata». Noggler replica: «La Consulta aveva sollevato il problema della rappresentanza dei ladini, che abbiamo già risolto prevedendo l’ingresso in consiglio al ladino più votato».

LE VALLI BLINDATE. La Svp mira a tenere sotto controllo la ribellione delle vallate, in rivolta per la chiusura dei punti nascita e nei mesi scorsi in rotta con i vertici, soprattutto Oltradige e Bassa Atesina, sul tema dell’aeroporto. Ecco allora che la legge potrebbe contenere una norma per garantire la presenza di almeno un eletto di tutti i comprensori, dalla Venosta all’Alta Val d’Isarco. Il meccanismo allo studio è il medesimo previsto per i ladini: elezione del consigliere più votato di ogni comprensorio, poi tutti gli altri seggi assegnati con il mandato pieno.

LE QUOTE ROSA. L’attuale legge prevede almeno un terzo di donne per lista. In caso contrario, vengono depennati gli uomini in eccedenza. L’intenzione è ammorbidire le norme sulle quote rosa. (fr.g.)

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