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BOLZANO. Il tetto massimo di quattrocento euro mensili non esiste più. Le prime fatture rincarate verranno emesse a fine gennaio, motivo per cui molte famiglie ancora non si sono rese conto, ma le nuove regole provinciali rischiano di pesare tantissimo su chi, per tenere i figli durante l’orario lavorativo, si serve di tagesmutter e microstrutture.
Penalizzati saranno soprattutto i genitori che lavorano a tempo pieno: affidare un bimbo oltre le sei ore al giorno costerà 170 euro in più al mese, oltre le otto ore diventerà ancora più costoso: per fare un esempio, a luglio, con 23 giorni lavorativi, si arriverà a 240 euro in più. L’allarme viene lanciato dalle coop di gestione di microstrutture e tagesmutter, CasaBimbo e Coccinella.
Un fulmine a ciel sereno. «Una brutta sorpresa per tutti noi, soprattutto per i nostri utenti», commenta Stefania Badalotti di CasaBimbo. «Il tetto dei 400 euro mensili da gennaio 2014 non esiste più». Ma non è tutto qui. «È peggio di quanto sia emerso fino ad ora. Fino al 31 dicembre 2013 i Comuni compartecipavano al pagamento della retta mensile in base ai propri parametri, rivalendosi poi per così dire sulla Provincia, che in fin dei conti copriva circa la metà dei costi sostenuti.
Dal primo gennaio i Comuni altoatesini non hanno facoltà di decidere più nulla su tariffe, agevolazioni, benefit; anche se volessero venire incontro alle famiglie, sobbarcandosi parte della tariffa, ora rincarata, non potrebbero più farlo. Si è stabilito che la tariffa oraria, a seconda del reddito, vada da 0,90 a 3,65 euro. Vale per tutti, ovunque, in tutto l’Alto Adige, qualunque sia la struttura».
I penalizzati. Se si superano le sei ore al giorno, «le ore in più costano il massimo, ossia 3,65 euro l’una, indipendentemente dal reddito. In più, si è stabilito che oltre le 160 ore mensili spalmate su un massimo di 20 giorni, si paga la tariffa intera».
Tradotto, «chi supera le 8 ore al giorno paga il costo pieno, reale, dell’ora di tagesmutter o microstruttura, senza ricevere alcun contributo comunale-provinciale. A seconda delle strutture si tratta di una cifra che oscilla fra gli otto e i dieci euro all’ora». Per capirsi, nulla è meglio di un esempio: «A luglio avremo 23 giorni lavorativi, ossia tre oltre i venti. Se una famiglia avrà bisogno del servizio per otto ore per ognuno dei tre giorni in più, a fine mese pagherà fino a 240 euro in più».
Nuove regole. «La nuova normativa provinciale - fa eco Hildegard Thurner della cooperativa sociale Coccinella - innalza anche la franchigia prevista per le ore dei posti comunali che godono di agevolazioni; una scelta che arreca un ulteriore danno alle famiglie». Analizzando un po’ più attentamente le novità introdotte, «appare chiaro come queste rappresentino solo un primo passo e se ne potrebbe anche dedurre che si tratta ancora una volta di una soluzione transitoria, solo per il 2014».
Ad ogni modo, questa soluzione provvisoria porta con sé pesanti difficoltà: «Alcuni Comuni hanno deciso di applicare la normativa da subito, altri invece esitano, argomentando che, trattandosi di un servizio in appalto, una nuova normativa potrebbe entrare in vigore solo in seguito ad una nuova gara». Tali difficoltà, «che a uno sguardo esterno potrebbero sembrare banali, stanno facendo sudare freddo ai gestori delle strutture: senza una strategia comune in tutta la provincia e in assenza di misure di sostegno chiare, il loro sforzo si intensifica ulteriormente».
Stipendi da fame. Dal punto di vista dei gestori delle strutture, tuttavia, «il punto di debolezza più grave dell’attuale normativa è senza dubbio il mancato adeguamento del sistema contributivo». Oggi come oggi, una responsabile di una microstruttura, a tempo pieno, si porta a casa mille euro al mese. Ovvio che ci sia un turn over elevato, che certo non piace ai genitori. Se cambia la commessa al supermercato, passi. Ma la maestra del nido è davvero tutto un altro paio di maniche.
La presidente Thurner spiega: «Indagini svolte a livello nazionale hanno dimostrato che per garantire professionalità e alta qualità del lavoro è necessario un compenso orario minimo di 8,50-9,50 euro». Un risultato confermato anche dalle analisi interne svolte dalla coop Coccinella. «Alcune strutture della provincia sono però lontane anni luce da questi valori». Le gare d’appalto con importi al di sotto dei 6,80 euro «purtroppo sono tutt’altro che una rarità». Che lo sviluppo delle strutture e soprattutto le possibilità in termini di contenuti pedagogici ne escano danneggiati, a questo punto «è evidente».
Soluzioni. La domanda che al momento si pongono le responsabili della coop sociale Coccinella e con loro anche tutti gli altri gestori di microstrutture, è questa: «Non sarebbe stato meglio mantenere la vecchia normativa fino a che non fosse stato elaborato un sistema completo, sostenibile e condiviso da tutte le parti?» Infine un appello alla politica «Si adottino al più presto comportamenti chiari ed equi».
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