BOLZANO. La politica deve decidere se cambiare ancora le regole per il contributo al canone di locazione. I nuovi criteri, validi dal gennaio 2013, hanno provocato la perdita o la decurtazione del contributo a decine di inquilini. Le cifre ufficiali non sono ancora state diffuse. Ma le conseguenze iniziano a manifestarsi. Minacce di sfratto e ricorsi delle famiglie contro i tagli. Già tredici i casi segnalati di minacce di sfratto. Tutto questo è legato alla legge provinciale che ha spostato la competenza dall’Ipes, che erogava il sussidio casa, ai distretti socio-sanitari titolari del «contributo al canone di locazione», attribuito in base a nuovi criteri legati al reddito, alle proprietà mobiliari e al numero di figli. Lo spirito di base era evitare alcuni eccessi del passato, con sussidi casa che in alcuni casi sono arrivati a 930 euro. Ma la nuova legge sta provocando così tanti problemi, che l’assessore Martha Stocker ha accettato di aprire un tavolo con i sindacati per valutare proposte di modifica ai criteri. La prossima riunione a metà settembre.

Se la Cisl riferisce di avere ricevuto settanta segnalazioni di cancellazioni o riduzioni del contributo solo nei propri uffici, al Centro casa lanciano l’allarme sugli sfratti che potrebbero colpire le famiglie più in difficoltà. Vito Prestifilippi è la persona di riferimento al Centro casa: «Riceviamo continue segnalazioni di cancellazioni o riduzioni dei sussidi, a fronte di rari casi di aumenti. Molte persone sono passate da 500 euro al mese a 100, 30 o nulla. Qualche fortunato si è visto raddoppiare il vecchio sussidio casa da 250 a 500 euro». Contributi ridimensionati, ma affitti invariati, quando non aumentati. Per alcune famiglie, single o anziani soli le conseguenze sono ingestibili. Nell’articolo sotto riportiamo i casi di due madri sole. Riferisce Prestifilippi: «La morosità è in netto aumento. Le conseguenze della legge emergono un po’ alla volta, perché numerosi inquilini entrano nel nuovo regime allo scadere del vecchio contratto di affitto, in base al regime transitorio previsto dalla legge. La morosità si sta accumulando e iniziano ad arrivare le prime minacce di sfratto. Solo nel nostro ufficio stiamo seguendo tredici minacce di sfratto». Il Centro casa lancia un appello ai proprietari: «A settembre riprenderà la trattativa dei sindacati con l’assessore Stocker. Abbiano la pazienza e l’umanità di aspettare qualche mese prima di sfrattare famiglie che non sanno come gestire questa improvvisa perdita di risorse economiche. Per persone con redditi poco al di sopra della soglia minima di sopravvivenza la perdita di 200-300 euro al mese fa la differenza». Dal Centro casa stanno partendo a nome degli inquilini anche diversi ricorsi contro le decisioni dei distretti sociosanitari. «Ci muoviamo quando pensiamo che ci siano i margini per ottenere una revisione del contributo. Le risposte si stanno facendo attendere. D’altronde in questa vicenda c’è una tale mancanza di chiarezza sulle cifre, come hanno già segnalato i sindacati», riferisce Prestifilippi. Il problema di base sono gli affitti eccessivamente alti in Alto Adige. «L’obiettivo della legge era provocare una riduzione dei canoni», riferiscono al Centro casa, «ma ciò non sta assolutamente avvenendo. Gli inquilini perdono una parte del contributo, ma i proprietari continuano a chiedere 7-800 euro di affitto al mese. Così non si può andare avanti, in questa provincia. I proprietari di case devono rendersi conto che c’è una grave crisi economica e tante famiglie non riescono a permettersi cifre così alte».

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