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BOLZANO. Niente da fare: i tagli previsti dal decreto governativo sulla cosiddetta spending review restano, tutti, anche per le Regioni e le Province a statuto speciale. Ieri, in commissione Bilancio al Senato, le autonomie sono riuscite a portare a casa, all’ultimo minuto, solo una generica clausola di salvaguardia, utile (in teoria) per rafforzare eventuali ricorsi alla Consulta. Confermati, però, tutti i tagli alle speciali, sia quelli legati alla spesa sanitaria sia quello, ancora più pesante, sulla razionalizzazione della spesa dello Stato, con una sforbiciata di 600 milioni di euro per quest’anno, un miliardo e 200 milioni per il prossimo anno e addirittura un miliardo e mezzo per il 2014: ovvero, 3,3 miliardi di euro da pagare a Roma, che le autonomie speciali dovranno trovare il modo di spartirsi. In tutto, una cifra molto maggiore rispetto a quella richiesta a tutte le regioni ordinarie messe assieme. Per questo, nonostante la clausola di salvaguardia, lunedì in Senato la Svp voterà contro la fiducia al governo.
Unico dato positivo ma ormai a “babbo morto”, dunque, la clausola inserita nel decreto del governo, grazie ad un emendamento all’articolo 24 presentato da tre senatori, l’altoatesino Peterlini (Svp), il trentino Molinari (Pd) e il friulano Pegorer (Pd), poi riformulato dal presidente della quinta commissione. La clausola di salvaguardia, senza lasciar spazio al benché minimo dubbio, recita come segue: «Fermo restando il contributo delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano all’azione di risanamento così come determinata dall’articolo 16, comma 3, le disposizioni del presente decreto legge si applicano alle predette regioni e province autonome secondo le procedure previste dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di attuazione, anche con riferimento agli enti locali delle autonomie speciali che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, agli enti ed organismi strumentali dei predetti enti territoriali e agli altri enti e organismi strumentali dei predetti enti territoriali e agli altri enti e organismi ad ordinamento regionale o provinciale». Sarà probabilmente soddisfatto il sottosegretario austriaco agli esteri Wolfgang Waldner, che ieri aveva dichiarato: «È chiaro che, anche in tempi di crisi, l’autonomia dell’Alto Adige va rispettata».
Nella mattinata di ieri, al termine di un tour de force, diurno e notturno, durato diversi giorni, il senatore Svp Oskar Peterlini chiosava: «Si tratta di un paracadute per l’autonomia, ma “ex post”, arrivato a giochi fatti, almeno è scritto nero su bianco. Però il governo avrebbe dovuto tenerne conto: prima ci si parla, poi si fa il decreto».
«La Svp, in aula al Senato, voterà contro la fiducia», annuncia il senatore Manfred Pinzger. «Il voto - precisa - è stato rinviato a lunedì. Alle 11 via alla discussione generale, si vota alle 19 dopo le dichiarazioni. Purtroppo, la “Grosse Koalition” che regge il governo alla fine darà la fiducia». La Svp, invece, «voterà un convinto no. Non c’è stata, da parte del governo, nessuna marcia indietro. Sono rimasti ben saldi sull’articolo 16: i tagli sono invariati. Con l’aiuto del Friuli siamo riusciti almeno a inserire la clausola di salvaguardia, ma a cosa serve, se alla fine le cifre sono quelle? Per me la clausola vale poco niente, è un palliativo. Siamo stufi di parole, abbiamo bisogno di fatti».
Pinzger conclude: «Non c'è stato niente da fare, soprattutto per quanto riguarda l’Accordo di Milano. L’intesa doveva essere confermata e garantita, invece non viene rispettata. Alla prima fiducia in Senato ce lo avevano garantito, e invece niente.Siamo più che delusi. Gli accordi e le promesse a parole si devono rispettare».
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