BOLZANO. Taglio delle indennità, nuovo cambio di marcia. Il consiglio provinciale esaminerà il disegno di legge che prevede la riduzione dei compensi della giunta provinciale e dell’ufficio di presidenza del consiglio provinciale. La decisione, ancora non formalizzata, è legata al parere legale del professor Giuseppe Caia, commissionato dall’ufficio di presidenza stessa. Secondo Caia, la Provincia autonoma non può sottrarsi alla applicazione del decreto Monti sui costi della politica. Una storia iniziata nel 2012, anno di uscita del decreto. Scintille nella Svp, perché dietro alla partita delle indennità si celerebbe anche un poderoso scontro politico ai vertici. Il vice presidente del consiglio provinciale Thomas Widmann, escluso dalla giunta nel 2013, si starebbe profilando come temibile avversario interno del presidente Arno Kompatscher.

In tutto questo, rischia di passare in secondo piano il fatto che il presidente della giunta provinciale goda di una indennità di 19.600 euro lordi, che non ha pari tra gli altri governatori.

Il senatore Karl Zeller nelle scorse settimane, in base a una sentenza della Corte Costituzionale, aveva sostenuto la tesi opposta, assicurando che la riduzione avrebbe potuto essere evitata in virtù dei poteri dell’autonomia. Durissima ora la sua reazione: «È surreale che il consiglio provinciale chieda pareri per autolimitare i propri poteri. Se così pensano di difendere l’autonomia, siamo messi bene. Peggio ancora sarebbe se tutto ciò fosse legato a beghe interne di partito. Se scherziamo così sull’autonomia, possiamo anche tirare giù la saracinesca». Infine il messaggio a chi può intendere: «Se giochiamo a ridurre l’autonomia, chiudendo gli spiragli che vengono aperti dalle sentenze della Consulta, difficilmente potrò combattere a Roma per ottenere la norma di attuazione sul commercio». Il decreto Monti fissava a 13.800 euro lordi l’indennità massima dei presidenti regionali. Dopo tre anni di attesa, il consiglio di presidenza del consiglio provinciale, ancora guidato da Widmann, aveva varato il disegno di legge di adozione del decreto, tra l’altro minimizzandone l’impatto. Si arrivava sì a 13.800 lordi per il presidente e a indennità inferiori per gli assessori, garantendo però una cifra netta più alta grazie a una cospicua porzione di rimborsi spese forfettarie. Oltre a quello, venivano previste indennità aggiuntive per capigruppo e presidenti di commissione.

In aprile il nuovo cambio di scenario. Esce la sentenza n.75 della Corte costituzionale su una legge regionale del Trentino Alto Adige sugli stipendi dei segretari comunali. La Consulta respinge l’impugnativa del governo, perché «nel caso in esame non vale richiamare la potestà legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica». È la chiave, secondo Zeller, per bloccare il taglio delle indennità, perché sui compensi della giunta non c’è alcun finanziamento diretto dello Stato. Widmann a quel punto aveva bloccato la trattazione del disegno di legge in commissione e affidato a Caia un parere legale. La bozza del parere è arrivata nei giorni scorsi. Secondo Caia, la sentenza n.75 della Consulta «non modifica la pregressa giurisprudenza costituzionale sulla applicabilità, nelle forme proprie dell’autonomia speciale, dei principi fondamentali fissati dalla legislazione statale in materia di coordinamento della finanza pubblica». Il medesimo parere offre invece spiragli per salvare i collaboratori dei gruppi, che secondo la legge non potrebbero più ricevere finanziamenti. Caia sottolinea che i collaboratori sono essenziali per l’attività del consiglio provinciale. «Aspettiamo il parere definitivo di Caia. È probabile che poi inizieremo la discussione della legge», annuncia il nuovo presidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo, «Starà poi all’aula approvarla o bocciarla». ©RIPRODUZIONE RISERVATA