BOLZANO. Il 24 maggio 1977, dagli studi di Via Claudia Augusta, su 98.400 Megahertz, cominciano le trasmissioni di Radio Popolare. Ne è presidente Tiziano Botteselle. L'anno precedente una sentenza della Corte Costituzionale mette fine al monopolio Rai sull'informazione via etere e da allora è tutto un nascere, fiorire e sfiorire di Radio libere.
Radio Popolare nasce e vive di queste esperienze. Si comincia con Marco Trentin che nel settembre '77 si trova a Bologna e da una cabina telefonica racconta quello che vede nel "Convegno contro la repressione" tra indiani metropolitani che festeggiano e ironeggiano e autonomi militareggianti che inneggiano alla P38. Bell'esempio di informazione sul campo. Si vive un po' alla giornata. Soldi pochi, anzi pochissimi: una costante. Di trasmettere pubblicità non se ne parla neppure: peggio di un'eresia. Ogni venerdì sera ci si trova in riunione e chi può versa le diecimila al mese richieste per pagare affitto e bollette.
La Radio vive sul volontariato puro e questo rimarrà, e rimane, nel 2007, una delle sue caratteristiche. Alle 14, a turno, si arriva in radio e si alza il cursore del mixer. Insomma si inizia a trasmettere. Si inizia a mixare, un disco su un piatto, l'altro su un altro e via, cercando di evitare buchi. Finisce un pezzo? Hai massimo un secondo per far partire il prossimo. Diversamente sarai esposto alla derisione collettiva... Non possiamo comprare strumenti tecnologici per garantire l'uscita del segnale radiofonico 24 ore su 24, succederà solo nel 1981: una rivoluzione.
Musicalmente si caratterizza per scelte alternative: tanti, tantissimi cantautori, Guccini a gogò, molta West Coast, ma c'è pure la trasmissione di musica jazz e, un paio di anni dopo, vi si può ascoltare la prima punk-music mai trasmessa a Bolzano. Le due stanzette della Radio diventano punto di riferimento per molti giovani delle superiori. E' un rituale: nel pomeriggio ci si trova in Radio, che diventa, in piccolo, quasi un centro sociale, si organizzano iniziative, si trasmette o semplicemente ci si trova per vedersi, chiacchierare. Bolzano cosa altro offre? Offre, nel settembre 1979 l'occupazione del Monopolio (in via Dante per un mese diventa un laboratorio politico e culturale, ndr). La radio c'è, ovviamente. E trasmette da uno sgangherato furgone di Andrea Maffei, parcheggiato all'interno. Nel 1981 nasce il progetto Tandem.
Ci si trasferisce in Lungo Isarco Sinistro, oggi ci passa l'arginale, allora c'era ancora un piccolo maso. Ci sono un po' di soldi, si sposta il ripetitore sul Guncina, si compra il mitico "Bobby", un Akai riproduttore di bobine che permette 6 ore e mezza di trasmissione continuativa. E dopo sei ore e mezzo si ricominciava: repeat. Un lusso incredibile per gente abituata a fare turni per alzare cursori ogni 3 minuti. Tandem nasce dall'unione tra due diversi organi di informazione: Radio Popolare e l'«organo» della sinistra sudtirolese, la Südtiroler Volkszeitung. Il nome è una geniale intuizione di Adriano Neri: su un tandem si pedala in due, oppure non si va da nessuna parte. Ed è un sostantivo perfettamente bilingue.
Sono gli anni del "quanto più ci separeremo, quanto più ci comprenderemo". Su un Tandem, invece, si pedala in due, si parla in italiano o tedesco. Le riunioni si fanno indifferentemente nell'una o nell'altra lingua (con enorme fatica per noialtri italiani). Si fanno un giornale e una Radio. C'è Alex Langer, con il suo progetto di polo informativo alternativo ai monopoli locali, ci sono i "reduci" del Monopolio. Ma i "vecchi" di Radio Popolare non ne vogliono sapere di diventare la «radio megafono», organo di partito. Il progetto Tandem finisce e ci si separa. Radio Tandem, ormai il nome se lo è assunto, continua con le forze più giovani rimaste. Cambia sede, diventa grande.
Trova una nuova sede in via Streiter. Ragazzini di 20 anni, qualche studente delle superiori, che si trovano a dover affrontare il problema di pagare l'affitto, le bollette della luce e quant'altro. Italiani, tedeschi, qual è il problema? Noi siamo Tandem. Sono gli anni ottanta, il cosiddetto riflusso e, qua in Sudtirolo, i primi barlumi di una società multietnica. Trasmetti in tedesco? in italiano? in entrambe le lingue? o forse anche in ladino? fallo! nessun problema. Quello scalcinato appartamento della Bolzano vecchia diventa fucina di nuove idee, iniziative, si trasmette la nuova musica italiana (CCCP, Mau Mau, Ustmamo...), si organizzano concerti, convegni, si riuscirà, a garantire tre Gr locali autoprodotti grazie ad una redazione di giovanissimi che ogni giorno, in quattro, provano a far concorrenza alla Rai.
Alle 24 parte la rassegna stampa, arrivano via fax le prime pagine dei giornali e si imbastisce la trasmissione. I mezzi non ci sono, si rimedia con l'entusiasmo, le interviste telefoniche ed un unico registratore portatile che passa di mano in mano e ti tocca pure pagare di tasca tua le batterie. Oggi, nelle redazioni dei mass media locali o in qualche ufficio stampa, si trovano molti giornalisti che si sono fatti le ossa trasmettendo dai 98.4. La vocazione multilinguistica segue i tempi. A Bolzano, agli inizi degli anni novanta, iniziano ad arrivare i primi immigrati "extracomunitari". Sono soprattutto albanesi o senegalesi. Verranno le prime trasmissioni in lingua straniera: la prima, che prosegue tuttora, in albanese; a ruota segue una seguitissima trasmissione di musica africana in francese, wolof e italiano. Si continua a non fare pubblicità. La radio vive grazie all'autofinanziamento.
In un periodo più nero del solito si decide di incidere un nastro e mandarlo in onda 24 ore su 24, sospendendo tutte le trasmissioni. Il nastro ripete come una litania: «Siamo senza soldi. Radio Tandem chiude. Abbiamo bisogno di soldi». La mattina dopo troviamo una busta infilata sotto la porta. Ci sono centomila lire e un biglietto, rigorosamente anonimo: "Basta! Questo siamo riusciti a tirarlo su ma staccate quel nastro!". E si ricomincia. Scoppia la prima Guerra del Golfo? Inizia, nel gennaio 1991, "Desert Storm". In dieci ci si ritrova di notte a commentare in diretta gli avvenimenti. A cercare di capire e commentare. Sarà mica il petrolio il problema? E una convocazione spontanea, i cellulari sono ben lungi dall'essere in commercio ma in quell'autonoma convocazione c'è tutta l'anima della radio. E la mattina, passando per via Museo che a lavorare tocca pur andare, gli occhi pesti dal sonno mancato, incontri quello che ti dice: «Vi ho sentiti». Piccole soddisfazioni. Fine anni 90: si finisce in Via Talvera, attuale sede di Radio Tandem.
Uno scantinato, senza riscaldamento. Si tirano su 35 milioni di lire per fare il collegamento satellitare con Radio Popolare di Milano. Nasce il network delle radio libere italiane. Oggi Radio Tandem continua a diffondere il suo segnale. Trenta anni dopo. Con tutti i limiti, le crisi e le difficoltà di chi continua orgogliosamente ad affidarsi al solo gratuito lavoro dei suoi soci e conduttori. Nuovi, potentissimi, mezzi si sono affermati e si affermeranno nel settore della comunicazione.
In questa Babele, Tandem trasmette in dieci lingue diverse, produce trasmissioni musicali in diretta che spaziano dall'heavy metal all'hip hop, dall'ultimo reggae giamaicano alla musica sudamericana. Siamo, insomma, ancora qui. Ma con la consapevolezza di essere, come recita un vecchio spot andato perduto: "Tandem! La radio che vive da sempre con l'acqua alla gola...".
Radio Popolare nasce e vive di queste esperienze. Si comincia con Marco Trentin che nel settembre '77 si trova a Bologna e da una cabina telefonica racconta quello che vede nel "Convegno contro la repressione" tra indiani metropolitani che festeggiano e ironeggiano e autonomi militareggianti che inneggiano alla P38. Bell'esempio di informazione sul campo. Si vive un po' alla giornata. Soldi pochi, anzi pochissimi: una costante. Di trasmettere pubblicità non se ne parla neppure: peggio di un'eresia. Ogni venerdì sera ci si trova in riunione e chi può versa le diecimila al mese richieste per pagare affitto e bollette.
La Radio vive sul volontariato puro e questo rimarrà, e rimane, nel 2007, una delle sue caratteristiche. Alle 14, a turno, si arriva in radio e si alza il cursore del mixer. Insomma si inizia a trasmettere. Si inizia a mixare, un disco su un piatto, l'altro su un altro e via, cercando di evitare buchi. Finisce un pezzo? Hai massimo un secondo per far partire il prossimo. Diversamente sarai esposto alla derisione collettiva... Non possiamo comprare strumenti tecnologici per garantire l'uscita del segnale radiofonico 24 ore su 24, succederà solo nel 1981: una rivoluzione.
Musicalmente si caratterizza per scelte alternative: tanti, tantissimi cantautori, Guccini a gogò, molta West Coast, ma c'è pure la trasmissione di musica jazz e, un paio di anni dopo, vi si può ascoltare la prima punk-music mai trasmessa a Bolzano. Le due stanzette della Radio diventano punto di riferimento per molti giovani delle superiori. E' un rituale: nel pomeriggio ci si trova in Radio, che diventa, in piccolo, quasi un centro sociale, si organizzano iniziative, si trasmette o semplicemente ci si trova per vedersi, chiacchierare. Bolzano cosa altro offre? Offre, nel settembre 1979 l'occupazione del Monopolio (in via Dante per un mese diventa un laboratorio politico e culturale, ndr). La radio c'è, ovviamente. E trasmette da uno sgangherato furgone di Andrea Maffei, parcheggiato all'interno. Nel 1981 nasce il progetto Tandem.
Ci si trasferisce in Lungo Isarco Sinistro, oggi ci passa l'arginale, allora c'era ancora un piccolo maso. Ci sono un po' di soldi, si sposta il ripetitore sul Guncina, si compra il mitico "Bobby", un Akai riproduttore di bobine che permette 6 ore e mezza di trasmissione continuativa. E dopo sei ore e mezzo si ricominciava: repeat. Un lusso incredibile per gente abituata a fare turni per alzare cursori ogni 3 minuti. Tandem nasce dall'unione tra due diversi organi di informazione: Radio Popolare e l'«organo» della sinistra sudtirolese, la Südtiroler Volkszeitung. Il nome è una geniale intuizione di Adriano Neri: su un tandem si pedala in due, oppure non si va da nessuna parte. Ed è un sostantivo perfettamente bilingue.
Sono gli anni del "quanto più ci separeremo, quanto più ci comprenderemo". Su un Tandem, invece, si pedala in due, si parla in italiano o tedesco. Le riunioni si fanno indifferentemente nell'una o nell'altra lingua (con enorme fatica per noialtri italiani). Si fanno un giornale e una Radio. C'è Alex Langer, con il suo progetto di polo informativo alternativo ai monopoli locali, ci sono i "reduci" del Monopolio. Ma i "vecchi" di Radio Popolare non ne vogliono sapere di diventare la «radio megafono», organo di partito. Il progetto Tandem finisce e ci si separa. Radio Tandem, ormai il nome se lo è assunto, continua con le forze più giovani rimaste. Cambia sede, diventa grande.
Trova una nuova sede in via Streiter. Ragazzini di 20 anni, qualche studente delle superiori, che si trovano a dover affrontare il problema di pagare l'affitto, le bollette della luce e quant'altro. Italiani, tedeschi, qual è il problema? Noi siamo Tandem. Sono gli anni ottanta, il cosiddetto riflusso e, qua in Sudtirolo, i primi barlumi di una società multietnica. Trasmetti in tedesco? in italiano? in entrambe le lingue? o forse anche in ladino? fallo! nessun problema. Quello scalcinato appartamento della Bolzano vecchia diventa fucina di nuove idee, iniziative, si trasmette la nuova musica italiana (CCCP, Mau Mau, Ustmamo...), si organizzano concerti, convegni, si riuscirà, a garantire tre Gr locali autoprodotti grazie ad una redazione di giovanissimi che ogni giorno, in quattro, provano a far concorrenza alla Rai.
Alle 24 parte la rassegna stampa, arrivano via fax le prime pagine dei giornali e si imbastisce la trasmissione. I mezzi non ci sono, si rimedia con l'entusiasmo, le interviste telefoniche ed un unico registratore portatile che passa di mano in mano e ti tocca pure pagare di tasca tua le batterie. Oggi, nelle redazioni dei mass media locali o in qualche ufficio stampa, si trovano molti giornalisti che si sono fatti le ossa trasmettendo dai 98.4. La vocazione multilinguistica segue i tempi. A Bolzano, agli inizi degli anni novanta, iniziano ad arrivare i primi immigrati "extracomunitari". Sono soprattutto albanesi o senegalesi. Verranno le prime trasmissioni in lingua straniera: la prima, che prosegue tuttora, in albanese; a ruota segue una seguitissima trasmissione di musica africana in francese, wolof e italiano. Si continua a non fare pubblicità. La radio vive grazie all'autofinanziamento.
In un periodo più nero del solito si decide di incidere un nastro e mandarlo in onda 24 ore su 24, sospendendo tutte le trasmissioni. Il nastro ripete come una litania: «Siamo senza soldi. Radio Tandem chiude. Abbiamo bisogno di soldi». La mattina dopo troviamo una busta infilata sotto la porta. Ci sono centomila lire e un biglietto, rigorosamente anonimo: "Basta! Questo siamo riusciti a tirarlo su ma staccate quel nastro!". E si ricomincia. Scoppia la prima Guerra del Golfo? Inizia, nel gennaio 1991, "Desert Storm". In dieci ci si ritrova di notte a commentare in diretta gli avvenimenti. A cercare di capire e commentare. Sarà mica il petrolio il problema? E una convocazione spontanea, i cellulari sono ben lungi dall'essere in commercio ma in quell'autonoma convocazione c'è tutta l'anima della radio. E la mattina, passando per via Museo che a lavorare tocca pur andare, gli occhi pesti dal sonno mancato, incontri quello che ti dice: «Vi ho sentiti». Piccole soddisfazioni. Fine anni 90: si finisce in Via Talvera, attuale sede di Radio Tandem.
Uno scantinato, senza riscaldamento. Si tirano su 35 milioni di lire per fare il collegamento satellitare con Radio Popolare di Milano. Nasce il network delle radio libere italiane. Oggi Radio Tandem continua a diffondere il suo segnale. Trenta anni dopo. Con tutti i limiti, le crisi e le difficoltà di chi continua orgogliosamente ad affidarsi al solo gratuito lavoro dei suoi soci e conduttori. Nuovi, potentissimi, mezzi si sono affermati e si affermeranno nel settore della comunicazione.
In questa Babele, Tandem trasmette in dieci lingue diverse, produce trasmissioni musicali in diretta che spaziano dall'heavy metal all'hip hop, dall'ultimo reggae giamaicano alla musica sudamericana. Siamo, insomma, ancora qui. Ma con la consapevolezza di essere, come recita un vecchio spot andato perduto: "Tandem! La radio che vive da sempre con l'acqua alla gola...".

