Bolzano. Da ieri il geometra Marco Facchini, l’ex direttore “pro tempore” dell’ ufficio edilizia dell’ospedale di Bolzano travolto dall’inchiesta su tangenti e corruzione nel comparto sanitario in Alto Adige, è di nuovo un dipendente dell’Azienda sanitaria locale dell’Alto Adige. Come si ricorderà il dirigente (un settimo livello) venne licenziato in tronco il 20 marzo dello scorso anni (era dipendente dagli anni Ottanta) in conseguenza della diffusione (da parte degli inquirenti) di un video in cui lo stesso Facchini veniva ripreso nel proprio ufficio incassare una busta contenente del denaro. L’ipotesi accusatoria è che quella somma costituisse una microtangente pagata da qualche artigiano o impresa edile per garantirsi lavori di manutenzione delle strutture sanitarie di cui lo stesso Facchini si occupava. Ieri mattina la giudice del lavoro Francesca Muscetta ha accolto il ricorso curato dagli avvocati Giancarlo Massari e Monica Bonomini e ha annullato il licenziamento reintegrando il geometra al suo posto di lavoro. La sentenza della giudice Muscetta è netta e l’Asl, per il momento, è costretta a pagarne le conseguenze di carattere economico. La sentenza (che è provvisoriamente esecutiva e dunque dovrà essere rispettata ed eseguita anche in caso di impugnazione in appello) condanna l’Azienda sanitaria al pagamento al geometra Facchini di una indennità risarcitoria di 46.160,28 (pari a 12 mensilità). Al dirigente dovranno essere anche rimborsate le spese processuali sostenute, quantificate in 7025 euro oltre al 15 per cento di spese generali. Scontata la reazione dell’Azienda sanitaria che ha annunciato subito appello. La sentenza della giudice Muscetta non entra assolutamente nel merito della vicenda ma pone la giusta attenzione sulle modalità utilizzate dall’Asl per procedere al licenziamento in tronco di un suo dirigente che si trovò dalla sera alla mattina senza il posto di lavoro per effetto di un procedimento disciplinare avviato sei mesi prima quando lo stesso geometra Facchini fu iscritto sul registro degli indagati dalla Procura della Repubblica. In seguito la situazione precipitò in quanto a tutela delle indagini la Procura chiese ed ottenne la custodia cautelare agli arresti domiciliari dell’indagato. Fu la diffusione del filmato sulla presunta tangente incassata in ufficio a indurre l’Asl a scegliere la linea dura. La giudice del lavoro Muscetta ha però rilevato in sentenza che al dirigente non furono garantiti i principi di difesa e di contraddittorio, a fronte delle contestazioni. In sostanza non l’Asl non solo decise di procedere al licenziamento (per l’elevato danno di immagine subìto) senza attendere l’esito del procedimento penale ma non fu nemmeno ritenuto necessario permettere all’incolpato di presentare proprie controdeduzioni entro i termini previsti (venti giorni). In sentenza la giudice Muscetta parla espressamente di «ingiustificabile violazione del diritto di difesa».