BOLZANO. Prevenzione del suicidio sui territori delle Alpi: come sopravvivono i nostri giovani? «Nel 2016 è stato stimato che il 60% delle 817.000 persone morte per suicidio nel mondo avevano un’età compresa tra i 15 e i 50 anni. L’organizzazione mondiale della sanità valuta il suicidio come la seconda causa di morte dei giovani tra i 15 e i 30 anni, nello specifico negli uomini con un’incidenza dalle due alle quattro volte maggiore che nelle donne. Nei giovani spesso arrivano al decesso più ragazze che ragazzi per ogni 100 tentativi di suicidio. «E l’Alto Adige non è un‘isola felice», come chiarisce Roger Pycha, il massimo esperto altoatesino. «Il più giovane suicida della Provincia aveva nove anni quando si è tolto la vita». Per molti medici, psicologi, pedagogisti, insegnanti, genitori e per gli stessi giovani «è importante capire cosa possa spingere quest’ultimi a mettere in atto un gesto così estremo».
La psichiatria e la psicologia moderna sono andate alla ricerca di una risposta, hanno innanzitutto cercato di distinguere tra malattia e crisi, anche se a volte le due situazioni coesistono. «È stato osservato come la casa e la scuola possano essere luoghi dove si consuma il dramma oppure luoghi di protezione. Risultati scolastici apprezzabili possono sostenere l’autostima, mentre situazioni di stress o di mobbing a scuola possono spingere i giovani sul baratro». Allo stesso modo tutte le relazioni che i ragazzi intraprendono fuori dalla famiglia «possono sostenere uno sviluppo sano e consapevole verso l’età adulta oppure gettare il giovane in situazione di abuso di sostanze, di comportamenti a rischio e di attività devianti». Esperienze come la separazione dei genitori, la perdita di una persona cara, la malattia, un trasferimento oppure una gravidanza indesiderata «possono essere causa di una crisi oppure essere sopportati in modo positivo».
In ciascuna di queste situazioni, prosegue Pycha, «è necessario che le persone ricevano il sostegno, l’appoggio e l’aiuto adeguato alla propria storia personale. L’aiuto non deve essere per forza di tipo psicologico o psichiatrico, ma il sostegno deve essere offerto da una rete di servizi in collegamento con gli specialisti che possano sostenere la rete e intervenire dove necessario. In questo senso non siamo soli, la problematica e la ricerca di risposte si estende in tutta Europa».
L’alleanza europea contro la depressione (European Alliance Against Depression, Eaad) invita ora ad una riflessione sul tema, venerdì, 31 agosto, presso casa EOS a Bolzano in via Rencio 42. Sono attesi esperti internazionali come il professore Ulrich Hegerl di Lipsia, che descriverà a livello europeo i pericoli e i progetti per la prevenzione ai suicidi dei giovani, e il professor Christian Haring, esperto austriaco incaricato dall’Oms della prevenzione al suicidio in Austria che presenterà un progetto di prevenzione condotto nelle scuole nel Nord Tirolo. È promotore di una legge nazionale di prevenzione al suicidio che ha già portato una riduzione dei casi sul territorio austriaco.
Nel pomeriggio sono previsti contributi nazionali con la presentazione di progetti e ricerche in lingua italiana. In Italia l’incidenza dei suicidi è minore, ma purtroppo negli ultimi 40 anni si è visto un incremento di questo fenomeno nel range d’età tra i 15 e i 25 anni del 10%. Il dottor Antonio Piotti di Milano, psicoterapeuta e ricercatore, analizzerà i comportamenti a rischio dei giovani, portando l’attenzione sui possibili comportamenti di protezione. Lo psicologo Piero Ferrero di Torino, che ha un ambulatorio anche in Alto Adige e che conosce bene il nostro sistema scolastico, presenterà un lavoro dal titolo “genitori, scuola, studenti: un triangolo non sempre equilatero” punto focale è di dare valore positivo e di prevenzione alla vita scolastica.
La giornata che inizierà alle 10.00 e terminerà alle 17.00 prevede una discussione tra i partecipanti e i rappresentati della nuova rete di prevenzione al suicidio. Verrà posta attenzione sul futuro ruolo dei servizi pubblici e privati, dei media, della scuola e delle famiglie in alto Adige.
La direzione organizzativa della giornata è stata affidata al coordinatore di Eaad Ulrich Seitz, la moderazione è stata affidata alla direttrice di Eaad Sabine Cagol e Pycha. Questa giornata di approfondimento nasce dalla collaborazione e l’impegno tra la Sanità altoatesina ed Eos.(da.pa)
La psichiatria e la psicologia moderna sono andate alla ricerca di una risposta, hanno innanzitutto cercato di distinguere tra malattia e crisi, anche se a volte le due situazioni coesistono. «È stato osservato come la casa e la scuola possano essere luoghi dove si consuma il dramma oppure luoghi di protezione. Risultati scolastici apprezzabili possono sostenere l’autostima, mentre situazioni di stress o di mobbing a scuola possono spingere i giovani sul baratro». Allo stesso modo tutte le relazioni che i ragazzi intraprendono fuori dalla famiglia «possono sostenere uno sviluppo sano e consapevole verso l’età adulta oppure gettare il giovane in situazione di abuso di sostanze, di comportamenti a rischio e di attività devianti». Esperienze come la separazione dei genitori, la perdita di una persona cara, la malattia, un trasferimento oppure una gravidanza indesiderata «possono essere causa di una crisi oppure essere sopportati in modo positivo».
In ciascuna di queste situazioni, prosegue Pycha, «è necessario che le persone ricevano il sostegno, l’appoggio e l’aiuto adeguato alla propria storia personale. L’aiuto non deve essere per forza di tipo psicologico o psichiatrico, ma il sostegno deve essere offerto da una rete di servizi in collegamento con gli specialisti che possano sostenere la rete e intervenire dove necessario. In questo senso non siamo soli, la problematica e la ricerca di risposte si estende in tutta Europa».
L’alleanza europea contro la depressione (European Alliance Against Depression, Eaad) invita ora ad una riflessione sul tema, venerdì, 31 agosto, presso casa EOS a Bolzano in via Rencio 42. Sono attesi esperti internazionali come il professore Ulrich Hegerl di Lipsia, che descriverà a livello europeo i pericoli e i progetti per la prevenzione ai suicidi dei giovani, e il professor Christian Haring, esperto austriaco incaricato dall’Oms della prevenzione al suicidio in Austria che presenterà un progetto di prevenzione condotto nelle scuole nel Nord Tirolo. È promotore di una legge nazionale di prevenzione al suicidio che ha già portato una riduzione dei casi sul territorio austriaco.
Nel pomeriggio sono previsti contributi nazionali con la presentazione di progetti e ricerche in lingua italiana. In Italia l’incidenza dei suicidi è minore, ma purtroppo negli ultimi 40 anni si è visto un incremento di questo fenomeno nel range d’età tra i 15 e i 25 anni del 10%. Il dottor Antonio Piotti di Milano, psicoterapeuta e ricercatore, analizzerà i comportamenti a rischio dei giovani, portando l’attenzione sui possibili comportamenti di protezione. Lo psicologo Piero Ferrero di Torino, che ha un ambulatorio anche in Alto Adige e che conosce bene il nostro sistema scolastico, presenterà un lavoro dal titolo “genitori, scuola, studenti: un triangolo non sempre equilatero” punto focale è di dare valore positivo e di prevenzione alla vita scolastica.
La giornata che inizierà alle 10.00 e terminerà alle 17.00 prevede una discussione tra i partecipanti e i rappresentati della nuova rete di prevenzione al suicidio. Verrà posta attenzione sul futuro ruolo dei servizi pubblici e privati, dei media, della scuola e delle famiglie in alto Adige.
La direzione organizzativa della giornata è stata affidata al coordinatore di Eaad Ulrich Seitz, la moderazione è stata affidata alla direttrice di Eaad Sabine Cagol e Pycha. Questa giornata di approfondimento nasce dalla collaborazione e l’impegno tra la Sanità altoatesina ed Eos.(da.pa)

