BOLZANO. «Il terrorismo è sempre esistito in tutti i Paesi del mondo. Adesso, che ha compiuto le stragi di Parigi e nel Mali, lo sentiamo più vicino a noi. Forse è il momento in cui ne avvertiamo i pericoli e lo affronteremo senza quell'ipocrisia che abbiamo mostrato per tanti anni». Parole di Cuno Tarfusser, il magistrato bolzanino vicepresidente della Corte internazionale di giustizia de L'Aja.

Gli arresti recenti a Merano e Bolzano di una cellula accusata di reclutamento e radicalizzazione dello jihadismo, collegabile all'organizzazione internazionale terroristica Rawti Shax. Poi, il giorno dopo, il massacro a Parigi. Ieri, l'assalto all'albergo nel Mali. La strategia del terrore che colpisce il sentire comune, l'eco mediatica a livello mondiale. Terrorismo internazionale di estrema attualità nelle cronache degli ultimi quindici anni.

È in questo contesto che s'è discusso negli incontri a Merano di ieri e oggi, preparati da mesi dall'Accademia studi italo-tedeschi. Problemi diventati attuali sono sotto i riflettori di tutto il mondo. Nella sala conferenze dell'istituto il tema è stato affrontato sotto il profilo giuridico. Tra i relatori c'era anche il giudice della Corte penale internazionale, Cuno Tarfusser, professori universitari di diritto e avvocati. «Il problema del terrorismo lo conosciamo da sempre. Ma stavolta, che sono stati colpiti Paesi vicini a noi, il problema ci tocca direttamente. È necessario mettere da parte l'ipocrisia e trovare una strada, anche giuridica, per combatterlo a dovere», ha detto Tarfusser. Che non ha fatto nulla per nascondere le sue perplessità.

«La questione terrorismo va affrontata e risolta sul piano politico. A noi vanno date le leggi opportune per metterci in condizione di agire, concretamente. Non è facile ottenere queste misure anche perché i singoli Stati hanno normative diverse. Forse è il momento giusto per trovare una via comune e poi attuarla».

«La lotta al terrorismo nello Stato di diritto - i principi, il livello sovranazionale, le esperienze nazionali e locali»: è la cornice nella quale interverranno varie personalità. A partire dai gravi attentati degli anni Duemila il terrorismo internazionale di matrice islamica è assurto nella retorica comune a minaccia globale della pace, idonea a minare le stesse fondamenta della comunità internazionale. Proprio la connotazione planetaria del fenomeno ha spinto a reazioni a vari livelli, elevando organismi internazionali a protagonisti indiscussi di una nuova fase di contrasto. La natura globale della minaccia si scontra però con l’incapacità della comunità internazionale ad elaborare una definizione unitaria di terrorismo. «Proprio qui sta il punto chiave della questione terrorismo e di come lo si vuole combattere. Ci vuole coraggio, nei singoli Stati, il tempo dei soli proclami è superato», ha aggiunto Tarfusser. Che dopo aver delineato l'attuale quadro giuridico internazionale sul terrorismo e fatto un excursus storico sui diversi tentativi di definire il crimine di terrorismo e di introdurlo nello Statuto di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale, ha sollecitato "maggior coraggio da parte di tutti, in particolare da parte dei politici che finora si sono barcamenati, in tutti gli Stati, non riuscendo a trovare né un'intesa giuridica né un modo comune di operare. La strage di Parigi, con tutte le ripercussioni che ha avuto anche sulla popolazione di tutto il mondo, può diventare l’occasione per uscire da un'ipocrisia generale».