MERANO. Per tanti che lo hanno vinto è stato un trampolino e oggi i loro lavori sono presenti nei cartelloni di importanti teatri della penisola. Ora su quel trampolino, riservato agli assegnatari del premio Fersen, c'è la coreografa meranese Sabine Raffeiner. Emozionata, ha ritirato il riconoscimento durante una recente cerimonia al Piccolo Teatro di Milano. La qualificata giuria l'ha premiata per la regia di "Ho dei bei piedi", spettacolo di teatro-danza sull'immigrazione con "una messa in scena affascinante - così recitano le motivazioni - che riesce a coniugare la drammaticità del tema con la leggerezza di una danza evocativa, senza ricorrere ad effetti melodrammatici". "È un grande onore e una soddisfazione vedere riconosciuto il lavoro svolto assieme alle persone con cui abbiamo creato lo spettacolo", così Sabine.
Come s'inserisce questo momento nella sua carriera professionale?
«Da tempo insegno danza e creo coreografie per spettacoli e da un decennio mi occupo anche di teatro-danza come interprete e regista. A dire il vero avevo partecipato al concorso senza grandi aspettative, il premio è stato un momento di sorpresa e di pura gioia perché conferma il valore di ciò che faccio. E dà una carica enorme per continuare. Il vero obiettivo raggiunto, comunque, è quello di aver trasmesso un messaggio».
E qual è, questo messaggio, su un tema così spinoso e attuale come l'immigrazione?
«Qui sta il punto. Certo è un fenomeno d'attualità, ma allo stesso tempo le migrazioni sono nel Dna dell'umanità. Nello spettacolo si confrontano due storie con lo stesso archetipo: storie di chi è costretto, per una ragione o un'altra, a lasciare il proprio paese. Taamir è un uomo arrivato da poco dal nord dell'Africa su una carretta del mare. Hannelore è giunta a Milano molto prima dall'Alto Adige, proveniente da un maso dove il padre non riusciva a sfamare tutta la prole. Ma non ci sono particolari differenze nelle emozioni di chi è protagonista di un'esperienza migratoria forzata: il distacco e la nostalgie sono un sentire comune. Risvegliare tale consapevolezza nel pubblico è il premio più grande».
Come sono nati lo spettacolo e il significato che porta in dote?
«Intervistando tante donne che hanno vissuto l'esperienza di Hannelore e altrettanti immigrati africani di questi anni. Ciascuno ha una propria vicenda ma è incredibile come il sostrato di emozioni vissute sia condiviso. Definiamo i loro percorsi "uguali nella diversità". Nella rappresentazione ciascuno dei due personaggi, anche nella struttura del palcoscenico, ha i propri spazi. Alla fine s'incontrano. Ed è un incontro che idealmente rappresenta il confluire delle stesse sensazioni vissute da centinaia di migliaia di persone».
Chi ha condiviso con lei il premio?
«Il merito è da spartire fra tutti i componenti: Hannelore è stata interpretata da Juanita Wieser, meranese pure lei, Taamir da Michele Fiocchi che a Merano si è trasferito, inoltre ci sono il drammaturgo Duridorecchio alias Paolo Quarta e il giovanissimo Filippo Quarta che ha composto la trama di vibrafono e percussioni. Amo collaborare con artisti di arti diverse: mi consentono di vedere nuove strade».
"Ho dei bei piedi" è già stato rappresentato a Merano nel 2015 al festival Kallmünz e nella kermesse di Emergency. Tornerà a proporlo?
«Nel contesto del premio lo spettacolo ha creato interesse. Possono aprirsi opportunità».

