BOLZANO. A giudicare dalle espressioni dei maturandi all’uscita dalla terza prova scritta di questo esame c’è da rimanere rincuorati sul rapporto degli studenti con il tedesco. Tutti soddisfatti e volti piuttosto distesi all’ingresso del liceo classico Carducci al termine della prova in lingua. La terza prova scritta di quest’anno, che poi in Alto Adige vive una coda nella quarta con il compito pluridisciplinare di oggi. Certo, i maturandi non indossano i cappellini a festa, ma la sensazione è che tra tutte sia stata la meno dura da superare.
«Tra i temi della nostra traccia - spiegano Roberta Simoni e Valentina Mazzurana - c’erano i social network e il rapporto che abbiamo con loro. Un argomento che aveva già fatto capolino nel compito di italiano». Per loro, classe sperimentale, gli scritti si molitplicano a cinque: oggi francese e domani il “quizzone”. «Sì, oggi affrontiamo quattro ore di analisi del testo con comprensione e poi due ore di storia in francese. Impegnativo». Il loro diploma, però, sarà riconosciuto anche in Francia. Il gioco vale la candela.
Poco più in là troviamo Laura di Lernia: «Noi avevamo da analizzare alcune parole chiave e poi esprimerci, in tedesco, sul ruolo dei media nell’influenzare le scelte di lavoro dei giovani. Oggi ci aspettiamo biologia, francese, filosofia e, forse, anche storia». Materie diverse, logicamente, per Mirko Savegnago dell’Itt Galilei. «La nostra prova pluridisciplinare si articola in matematica, inglese e meccanica. Per quanto riguarda tedesco, invece, dovevamo produrre un testo su come vorremmo fosse il raporto con nostro figlio. La costruzione delle frasi era difficoltosa, ma è andata». «La prima volta che ho letto il testo di letteratura che ci avevano preparato non ho capito nulla - ammette Paola Santoni - poi lentamente mi sono sciolta. Avevamo un dialogo tra suocera e nuora e uno sulle innovazioni. Tutto sommato stimolante». Debora Baldessari si preoccupa per il futuro: «Tedesco bene, ora però c’è da affrontare francese e non sarà una passeggiata». Dura la prova, infine, per Alma Zanardo e Irene Sartore: «In 130 parole dovevamo raccontare il fenomeno della migrazione di cui tanto si discute. Certo, un argomento dibattuto, ma non è stato semplice trovare la giusta sintesi linguistica.
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