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BOLZANO. «Meno sensibilità, più rigidità: organizzare i tempi della città diventa sempre più difficile». Lo spiega l’assessore comunale Chiara Pasquali, commentando le novità introdotte dal nuovo calendario scolastico.
In vigore dal prossimo settembre, sta già creando notevoli difficoltà alle famiglie bolzanine. Non da ultimo il problema delle ferie a fine estate: prima erano possibili, ora non lo sono più, dovendo iniziare l’anno scolastico il 5 settembre. C’è la crisi, e in tanti avrebbero voluto recarsi al mare una decina di giorni a inizio settembre, in bassa stagione o comunque a prezzi scontati. Ma niente da fare. A parte ciò, in grosse difficoltà, anche se tenta di resistere in ogni modo, è anche il Comune. Il tema sono i cosiddetti tempi della città: il tentativo di non ingolfare Bolzano muovendosi tutti alla stessa ora, il tentativo di conciliare i tempi di lavoro e famiglia, entrata e uscita da scuola, le mense. Per ora c’è da risolvere il problema delle scuole elementari Chini che anticipano entrata e uscita, ma poi si sta cominciando a ipotizzare il futuro: se la sentenza del Tar a ottobre dovesse dar ragione all’assessorato alla scuola tedesca, le grane comincerebbero a essere grosse, perché le scuole medie passerebbero da 6 a 5 giorni di lezione a settimana. Spiega la problematica l’assessore comunale ai Tempi della città, Chiara Pasquali. «I nostri programmi erano il tentativo di conciliare le esigenze delle famiglie, lasciando uno spazio di flessibilità nell’entrata a scuola, nell’accompagnamento dei figli ecc». Ora, alcune scuole, come le Chini, hanno rinunciato al tempo pieno. «Per questo, assieme alla preside stiamo pensando a come poter aiutare i genitori, per lasciare la massima flessibilità possibile».
Al di là del caso specifico, «siamo attivi, molto, anche nel tempo interscuola, ossia nel prolungamento del tempo del pranzo: diamo più spazio ai genitori per venirsi a riprendere i figli anche senza tempo pieno. Abbiamo ottenuto buoni risultati: partecipano sempre più bimbi.Come ci stiamo attivando anche nel migliorare i tempi d’entrata e uscita dagli asili».
Altro problema sono le mense: la riforma del calendario ha complicato molto, anche perché non è sufficiente trovare i posti a sedere: «La mensa funziona benissimo alle elementari e nel primo o secondo anno delle medie. Poi i ragazzini vogliono libertà, uscire. Stiamo pensando a convenzioni esterne, specie per le superiori».
Il tutto, confidando che il Tar ridia l’autonomia decisionale alle scuole, specie per le medie inferiori. «Perché - conclude - si è troppo ridotta la sensibilità su certi temi e si sono introdotte delle rigidità che ci creano notevoli difficoltà».
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