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SAN CANDIDO. Il successo di un personaggio? Dipende dal cappello. «Me lo ha insegnato Sergio Leone e da allora ne tengo sempre conto». Questo è Terence Hill, seduto su un sofà di San Candido alla conclusione del primo periodo di registrazione della nuova serie di «A un passo dal cielo». L’attore è estremamente disponibile, affabile e non certo banale. Alterna risposte in italiano a lunghi interventi in tedesco (grazie alle origini della mamma) e non perde mai il sorriso, illuminato ancora dagli occhi azzurri che ne hanno agevolato la fortuna sullo schermo.
Ogni suo personaggio funziona. Come fa?
Cerco un personaggio che abbia un qualcosa di epico, e nel quale ci si possa facilmente identificare. E il cappello? Me l’ha insegnato Sergio Leone. Mi disse che è il cappello a decretare il successo di un personaggio. A partire da Trinità: il cappello da cowboy è un must. E poi con don Matteo mi sono inventato il basco, fino al cappello da guardia forestale.
Anche il concetto di identificazione lei lo vive in modo diverso dai suoi colleghi.
Non voglio che il pubblico mi riconosca come un attore che cala dall’alto il suo personaggio, ma proprio come quel personaggio che potrebbe essere lui stesso. Per questo anche oggi sono qui per le interviste vestito da guardia forestale. E poi no, non ho assolutamente paura di restare ingabbiato in un cliché. Ho fatto molti ruoli e non ne sono mai rimasto prigioniero.
Vorrebbe cambiare qualcosa di Pietro, la guardia che interpreta nella fiction?
Mi piacerebbe farlo diventare più forte, più sicuro nel dare punti di riferimento allo spettatore, ma è molto difficile da rendere nella sceneggiatura. L’ambiente invece aiuta.
Come si trova in Val Pusteria?
Vedo che qui sono tutti contenti di “Un passo dal cielo” e non lo dico per piaggeria. Mi sento un po’ come a casa, nel Massachusetts: verde e laghi, un paradiso.
L’ha scoperto con il film?
Sono cresciuto fin dai 6 anni con il mito di questi posti perché mio papà da queste parti aveva fatto il pioniere con lunghe attraversate da rifugio a rifugio, calzando sci di legno e pelli di foca. Solo da poco ho scoperto che le pelli di foca ci sono ancora.
E poi è tornato per le vacanze.
Sì, con la famiglia, qui ma anche in Trentino, a Bedollo. Sono posti meravigliosi.
Come sta il cinema italiano?
Da sempre sento solo piagnistei, che il cinema italiano non va. Ma non è assolutamente vero. L’’ultimo Oscar lo dimostra, ma noi siamo abituati a piangerci addosso. Il cinema italiano sta bene e può avere un ottimo futuro.
E Terence Hill ha qualche rimpianto, qualche film sfuggito, qualche ruolo invidiato?
Io ho sempre puntato a fare film per tutti e questo qualche volta mi ha imposto anche delle scelte molto difficili. Poi magari ci pensavo e mi veniva il dubbio di aver fatto un errore. Ma adesso, col senno del poi, devo dire che sono soddisfatto di tutte le decisioni. Non ho alcun rimpianto. Il futuro? Nessun progetto, per ora: una cosa alla volta.
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