BOLZANO. Dopo tredici anni Heiner Schweigkofler lascerà l’incarico di direttore della Caritas. È il sasso gettato nello stagno del mondo sociale altoatesino nel pomeriggio di ieri. Una voce destinata ad alimentare qualche sorpresa perchè, effettivamente, assai poco aspettata. Pare persino inattesa all’interno dell’istituto stesso.
Il dato asettico parla di un cambio al vertice fissato per giugno senza, però, avere ancora il nome del successore. «Sento che è arrivato il momento giusto per un cambiamento» le parole di Schweigkofler affidate al comunicato stampa della Caritas prima di rendersi irreperibile. «So che lascio la struttura in buone mani e per questo ho deciso liberamente di lasciare il posto al vertice per coinvolgermi in qualcosa di nuovo». Ecco, qui si chiude la versione ufficiale in uscita dalla Caritas che attorno all’argomento alza un muro di piombo ì. In ogni caso la scelta di Schweigkofler ha colto un po’ di sorpresa l’istituto che probabilmente non aveva programmato questo cambio nel giro di qualche mese. Ad aver spinto Schweigkofler verso una nuova avventura professionale un misto di impegni familiari (il desiderio di seguire le due bimbe piccole ammesso in una mail girata al personale) e rinnovate ambizioni in altri settori. Qualcuno vede nella vicina scadenza elettorale il preludio a un impegno politico, ma potrebbe essere più verosimile un progetto collegato all’imprenditoria nel mondo del sociale.
Alcuni punti di domanda, comunque, potrebbero essere sciolti questa mattina in una conferenza stampa indetta dalla Caritas alla Casa San Michele. Appuntamento cui prenderà parte direttamente il vescovo della diocesi di Bolzano e Bressanone Ivo Muser: giusto per dare la misura della delicatezza del momento. «Sono molto dispiaciuto - ha fatto sapere ieri lo stesso Muser - ma rispetto la sua decisione». Presente all’appuntamento di oggi anche il responsabile dell’ufficio pastorale Eugen Runggaldier.
Il primo contatto di Schweigkofler con la Caritas arrivò nel 1993 come servizio civile. Un impegno che divenne di coordinamento nel 1998 quando diventa responsabile dell’area per le persone in difficoltà (“Menschen in Not”). Nel 2002 è il vescovo Wilhelm Egger a nominarlo direttore. Allora si faceva ancora la distinzione tra la sezione tedesca e quella italiana. Dizione che oggi è stata abbandonata pur mantenendo una doppia carica al vertice. Ad affiancare Schweigkofler in questi 13 anni si sono succeduti quattro diversi colleghi italiani. Prima di Paolo Valente, infatti, si sono alternati Mauro Randi, Pio Fontana e Renato Bertuzzo.
A contestualizzare il momento è proprio Valente. «La Caritas continuerà a fornire i servizi senza alcuno scossone. Per la successione, però, è tutto molto prematuro perchè si tratta di una decisione che andrà a inserirsi in un discorso di direzione che vuole prendere la diocesi e la Chiesa. In un certo senso la scelta sulla direzione risponderà anche alle indicazioni uscite dal sinodo. La riflessione è ampia». Potrebbe essere il momento per far tornare a galla l’opzione della direzione unica. «Potrebbe certamente essere un tema da affrontare e discutere. Di fatto in questo momento non escludiamo nulla».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

