MERANO. Sono oltre centocinquanta i tetti di edifici privati contenenti amianto censiti dalla Provincia in città. Ma quel che è peggio è che, nonostante gli incentivi varati negli anni passati per effettuare la bonifica, solo il 16% del pericoloso materiale è stato asportato e spedito nelle discariche autorizzate.

Questa la fotografia fatta di recente dall'assessorato provinciale all'ambiente, che sta monitorando passo passo le attività di bonifica e le richieste di rimozione. Tra tetti, balconi e camini, gli immobili che la Provincia ha censito come pericolosi in quanto esiste la presenza di amianto sono 158. Nel dettaglio si parla di 85 tetti, di 46 balconi, di 7 camini ed di altri 20 siti. Di questi solamente 26 sono stati risanati in questi ultimi anni approfittando della detrazione concessa dallo Stato per il risparmio energetico pari al 55% del costo complessivo.

Le zone. La presenza dell'amianto in città è una presenza che si dispone a macchia di leopardo, senza risparmiare pressoché nessuna zona. Il materiale, che diventa pericoloso per la salute nel momento in cui si sbriciola e le sue fini particelle vengono immesse nell’aria, è presente in particolare negli edifici più vecchi. Si va da stabili che si trovano in via Santa Maria del Conforto alla zona produttiva di Maia Bassa che comprende via Scuderie e via Kuperion, alla via Zuegg o alla via Fornaio a Maia Bassa, dalla via Virgilio alla via Haydn fino a rione Santa Maria Assunta. Ma la presenza di amianto viene anche segnalata nelle palazzine di via Johannes, in via Wolf e via San Francesco, in via Vogelweide, lungo la via Rio Sinigo.

Incentivi. Secondo l'assessorato all’ambiente della Provincia, per riuscire a ottenere maggiori contributi per la bonifica i proprietari potrebbero abbinare al risanamento energetico del tetto anche l'apposizione di impianti fotovoltaici, grazie al compenso riconosciuto per l'immissione di energia in rete. «Questa presenza di amianto – sostiene il consigliere provinciale Mauro Minniti, che aveva presentato una interrogazione per avere il quadro della situazione - è una situazione di grave pericolo. Le procedure per la rimozione dell’amianto pare non siano ancora ultimate nonostante la direttiva ministeriale per l’individuazione e la rimozione appunto delle situazioni a rischio amianto risalga al 2001, cioè ad oltre dieci anni fa».

Per Minniti occorre «favorire ed incentivare la rimozione da parte dei privati di queste realtà, affinchè non ricadano solo su di essi i costi di un risanamento dovuto all’eliminazione di una sostanza particolarmente cancerogena e di conseguenza pericolosa».

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