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BOLZANO. Fissare un tetto alle spese elettorali per le provinciali: missione impossibile. Le regole sulla campagna elettorale sono previste nella legge nazionale, ma fino a ieri sera in consiglio provinciale non c’era nemmeno l’ombra di un accordo per introdurre un tetto alle spese nella legge elettorale provinciale. È iniziata ieri pomeriggio la discussione sul disegno di legge della Svp sul sistema elettorale. Il dibattito riprenderà questa mattina e ci sarà spazio per un giro di opinioni tra i gruppi sulle misure di contenimento della campagna elettorale. La verità è che non si trova un consenso né tra l’opposizione né all’interno della stessa Svp. Nella Stella alpina spinge per un tetto alle spese Veronika Stirner Brantsch, che ha presentato propri emendamenti (20 mila euro di spesa massima individuale per candidato, 350 mila euro per ogni lista, sanzioni, divieto di propaganda occulta in bollettini finanziati con denaro pubblico). Ieri si è aggiunta la proposta di Arnold Schuler, che fissa un tetto di 30 mila euro per candidato, ma non misure per le liste. Da tempo sono depositati gli emendamenti dei Verdi, che prevedono un tetto massimo di 25 mila euro per candidato, 300 mila per ogni lista, collegio indipendente di garanzia con poteri di sanzione. Di 20 mila euro per candidato è la proposta dei Freiheitlichen, «per contrastare l’eccessiva personalizzazione delle campagne elettorali».
Il clima nella Svp è che al massimo si troverà un accordo attorno alla soglia per i singoli candidati, non per la lista. Veronika Stirner Brantsch avverte: «Nel gruppo mi hanno preso in giro. Mi sembra che non si rendano conto di quanto sia cambiato nella popolazione il clima verso i politici». Fissare regole alle spese, spiegano i sostenitori, significa permettere parità di condizioni tra i candidati, evitare che parta avvantaggiato chi ha un patrimonio personale o una lobby alle spalle. «È troppo complicato quantificare le spese», replicano i dubbiosi.
Tramontata l’ipotesi del sistema D’Hondt, il disegno di legge conferma un sistema proporzionale di ripartizione dei seggi in consiglio provinciale. Il capogruppo Svp Elmar Pichler Rolle ha ricordato, tra le novità, il voto per corrispondenza, la votazione in blocco sulla giunta proposta dal presidente della Provincia designato, la sfiducia costruttiva. Dopo le estromissioni dall’attuale Consiglio per i casi di ineleggibilità (Repetto, Steger, Egartner), il disegno di legge restringe le cause di ineleggibilità a chi è presidente o amministratore delegato di società partecipate. Entrano anche le quote rosa, in base alle quali un terzo dei candidati in una lista deve appartenere all'altro sesso. Inoltre, il rapporto tra i generi in giunta dovrà rispecchiare quello esistente in Consiglio. Il voto per posta riguarda chi vive all'estero ma anche chi nel giorno delle elezioni, per motivi anche di studio, si trova fuori provincia. Viene inserito un limite di tre legislature per gli assessori.
Tra le numerose critiche al testo, Alessandro Urzì (Fli) contesta il voto per corrispondenza: «All'Aire sono attualmente iscritti circa 30.000 cittadini, che avrebbero diritto a votare come prevede questa legge, e ad essi si aggiungono i cittadini temporaneamente all'estero. Se partecipassero tutti al voto, determinerebbero 3 seggi. Oltre alla probabile impugnazione, ricordo che la difficoltà di tenere aggiornato il registro Aire comporta il rischio che le schede arrivino in casa di defunti e vengano votate da non aventi diritto. Palese poi l’inopportunità di avere schede in giro per il mondo: come ci tuteliamo dal voto di scambio». Freiheitlichen e Stf criticano la mancata previsione dell’elezione diretta del presidente. (fr.g.)
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