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MERANO. Le cliniche private altoatesine convenzionate, tra cui le case di cura meranesi Villa Sant’Anna e Fonti San Martino/Martinsbrunn (oltre alla Fondazione Sarentino), nel mirino dei tagli nell’ambito della riorganizzazione ospedaliera voluta dal governo (investe 257 strutture in tutt’Italia), non corrono alcun rischio poiché la loro attività è garantita dallo Statuto d’autonomia che attribuisce tale competenza alla Provincia di Bolzano. È la sintesi dell’intervento dell’assessore provinciale alla Sanità, Richard Theiner, intervenuto proprio alla casa di cura Fonti San Martino per la celebrazione dei dieci anni del Reparto riabilitazione. «Non sarà più come prima» ha aggiunto, accennando ad interventi tesi ad una razionalizzazione, «ma la loro meritevole funzione proseguirà». E a quel punto anche la dottoressa Elisabeth Plattner, superiora dell’Ordine delle Suore di Carità, padrona di casa, ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
Nel ripercorrere il cammino della clinica convenzionata, la religiosa aveva denunciato la sua inquietudine rispetto alla cronaca apparsa sui giornali che indicavano il rischio di chiusura anche del Martinsbrunn. E l’occasione per festeggiare i dieci anni del Reparto di riabilitazione, seguito per tutto il decennio dalla dottoressa Herta Burger, è stata anche l’occasione per rispondere con i fatti al contributo dato da Fonti San Martino alla sanità pubblica. Oggi, il reparto riabilitativo si avvale di tre medici, sei fisioterapisti, un ergoterapeuta, un logopedista. Ventuno sono i letti codice 56 (riabilitazione), trentadue codice 60 (lungodegenza). Negli ultimi dieci anni 72.790 sono state le degenze con codice 56 e 112.052 con codice 60. Questi ultimi dati corrispondono a 3187 pazienti (cod. 56) e 3069 pazienti (cod. 60). Il reparto offre riabilitazione neurologica e ortopedica. I pazienti si presentano in convenzione con la sanità pubblica. La durata media dei ricoveri (cod.56) è di 21,6 giorni, mentre con codice 60, la media è di 36,5 giorni. L’età media complessiva dei pazienti è di poco oltre gli ottant’anni.
«Il fondatore della casa di cura Martinsbrunn, dottor von Kaan, - ha ricordato nel suo intervento la superiora Elisabeth Plattner - già all’inizio del 1900 aveva nel suo programma la riabilitazione psico-fisica delle persone da lui in cura. Nella cronaca della casa si legge che Martinsbrunn doveva offrire agli ammalati e ai bisognosi di ripresa, condizioni di vita tali da permettere la guarigione in un ambiente piacevole e in presenza di personale medico». E questa – è stato affermato - è la finalità ancor oggi perseguita da Fonti San Martino.
Dieci anni fa il Martinsbrunn fu in grado di offrire l’assistenza riabilitativa in convenzione diretta in regime di degenza. Per la prima volta era stato creato un reparto unitario con un medico di reparto.
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